Trump taglia teste, Biden pensa al virus

10 Nov 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

‘Arriva la cavalleria’, a dare man forte al ‘cavaliere solitario’ Donald Trump, che denuncia brogli nelle elezioni presidenziali che lo hanno visto sconfitto, mentre lui incomincia a ‘tagliare le teste’ nel suo staff, ‘facendo fuori’ chi non gli è stato abbastanza ‘amico’. E il ministro della giustizia William Barr, uno che rischia, cerca di salvarsi autorizzando il suo Dipartimento ad avviare indagini su “accuse rilevanti ” di frode elettorale.

Il presidente eletto Joe Biden, invece, si preoccupa di come contrastare la pandemia di coronavirus, che, alla mezzanotte di ieri sulla East Coast, aveva ormai contagiato oltre 10 milioni di americani.

Le indagini sui brogli, afferma Barr, possono essere avviate “se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili. Irregolarità che, se riscontrate realmente, potrebbero potenzialmente impattare sul risultato elettorale di un singolo Stato”. La decisione suscita polemiche perché “cancella 40 anni di politiche di non interferenza con indagini su presunte frodi elettorali nel periodo antecedente alla certificazione dei voti da parte dei singoli Stati” e avalla le affermazioni del presidente, finora non sostanziate da elementi di prova, di massicce frodi.

Dopo la decisione di Barr, e a causa di essa, il principale procuratore del Dipartimento di Giustizia per i crimini elettorali negli Stati Uniti, Richard Pilger, si dimette per protesta e scrive ai colleghi che il procuratore generale sta intraprendendo “una nuova importante iniziativa”, che rischia d’impattare sul risultato delle elezioni.

Anche il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, che pareva esitante, avalla il rifiuto di Trump di ammettere la sconfitta nelle elezioni, il cui esito è “incerto”.

C’è chi teme la mannaia del magnate, che ha ieri licenziato con un tweet Mark Esper, il segretario alla Difesa – “Mark Esper has been terminated” -. Sempre con dei tweet, Trump ha annunciato che Christopher C. Miller, direttore del National Counterterrorism Center, rimpiazza Esper ad interim.

La cacciata di Esper era nell’aria da giugno, quando il segretario alla Difesa non condivise il ricorso ai militari contro i manifestanti nelle città in sommossa contro il razzismo e le violenze della polizia contro i neri. Dopo di lui potrebbe toccare a Cristopher Wray, capo dell’Fbi, e a Gina Haspel, direttrice della Cia, mentre Barr con la sua mossa potrebbe essersi salvato.

“Il brusco licenziamento del segretario Esper è una prova inquietante di come il presidente Trump intende usare gli ultimi giorni del suo mandato, seminando caos nella nostra democrazia”, afferma la speaker della Camera Nancy Pelosi: “E’ un imperativo assoluto una transizione presidenziale caratterizzata da continuità e stabilità”.

Ma i pretoriani di Trump avvertono funzionari e collaboratori che le elezioni non sono finite: chi abbandona la barca ora rischia il posto di lavoro e il futuro professionale. Un audio ‘rubato’, di cui Axios è in possesso, recita: “Dovete giocare fino al fischio finale, che ancora non è arrivato”, perché “le elezioni sono ancora in corso e il Collegio elettorale non ha ancora votato. Non c’è in corso alcuna transizione”.

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