Trump sfida il Congresso, minaccia l’Iran e ne grazia altri

25 Dic 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Donald Trump continua a sfidare il Congresso sugli stimoli all’economia causa coronavirus e pone il veto sulla legge sulla difesa approvata con una maggioranza bipartisan da Camera e Senato e che prevede una spesa di 740 miliardi di dollari.

Il magnate, che non esclude d’asserragliarsi alla Casa Bianca, non riconoscendo la propria sconfitta nelle elezioni presidenziali del 3 novembre, minaccia via Twitter l’Iran: “Se un solo americano resterà ucciso in Iraq, riterrò responsabile l’Iran. Pensateci”. L’Amministrazione Trump accusa Teheran di essere dietro ai razzi lanciati domenica scorsa contro l’ambasciata degli Usa a Baghdad e ad altri attacchi ad americani in Iraq.

Trump, inoltre, ha concesso la grazia a un altro gruppo di suoi alleati politici, tra cui Paul Manafort, responsabile della sua campagna 2016, Roger Stone, consigliere e amico di vecchia data, e Charles Kushner, il padre di suo genero Jared Kushner. Questa nuova ondata di provvedimenti di clemenza riguarda 29 persone, 26 graziate e tre cui è stata commutata la pena.

L’attivismo di Trump coincide con una sorta di eclissi nelle notizie del presidente eletto Joe Biden, da collegare probabilmente al periodo natalizio, dopo il vaccino in diretta televisiva di lunedì 21 e una serie di dichiarazioni martedì 22. Anche per Trump è Natale: per la prima volta dopo il voto lascia la Casa Bianca per più giorni e s’installa per le Feste nella sua residenza di Mar-a-Lago.

Fronte spese, Trump continua a chiedere l’aumento degli indennizzi agli americani, in contrasto con i repubblicani e d’accordo con i democratici, mentre chiede d’abolire dalla legge sulla difesa una norma per cambiare i nomi delle basi militari intestate a personaggi confederati e d’inserirvi l’eliminazione dell’immunità per i social media dalla responsabilità per i loro contenuti.

Se ora il Congresso confermerà la legge con la stessa maggioranza con cui l’ha approvata, superiore ai due terzi, il veto del presidente sarà superato: sarebbe la prima volta, nella presidenza Trump. Ma gli scenari politici evidenziati dai media Usa sono complessi. E il magnate avverte: “Se non sarà come dico io sui rimborsi – che lui vuole portare da 600 a 2000 dollari per ogni cittadino, ndr -, della questione se ne occuperà il prossimo presidente … che potrei poi essere io”.

Le misure di grazia decise ieri non sono le prime e forse neppure le ultime. Manafort e Stone erano stati coinvolti nelle indagini sul Russiagate del procuratore speciale Robert Muller, come altri sodali di Trump già graziati, tra cui Michael Flynn e George Papadoupoulos.

Il padre di Jared, il marito di Ivanka, era stato invece condannato a due anni di carcere, dopo essersi dichiarato colpevole nel 2004 di vari reati, tra cui evasione fiscale, intimidazione di testimoni e false dichiarazione alle autorità federali. La sua grazia era data per scontata.

L’ondata di provvedimenti – spiegano gli esperti – riguarda molti casi che non incontrerebbero gli standard necessari per essere presi in considerazione, con Trump che avrebbe deciso di procedere bypassando il consueto processo di revisione da parte del Dipartimento di giustizia.

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