Trump, le ultime raffiche, 143 grazie o condoni e 21 colpi di cannone

20 Gen 2021 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

L’ultima raffica di grazie (73) e condoni (70) di Donald Trump, magnate presidente alle ultime ore del suo mandato, ha complessivamente toccato 143 persone, che vanno a sommarsi alle decine già sottratte alla giustizia: nella lista, c’è l’ex guru della campagna 2016 Steve Bannon, raggiunto – si dice contro la sua volontà – da un provvedimento di clemenza preventivo; e ci sono uomini d’affari come il finanziatore repubblicano Elliot Broidy, celebrità e socialites, politici e condannati per reati di droga non violenti, anche un cittadino italiano, l’imprenditore fiorentino Tommaso Buti. Non vi figurano, invece, come s’era ipotizzato, familiari del magnate, che ha rinunciato ad ‘auto-graziarsi’ – provvedimento probabilmente illegittimo -.

I progetti di Trump per il futuro sono fumosi – e subordinati all’esito del processo d’impeachment intentatogli dopo l’attacco al Congresso da lui innescato il 6 gennaio, che ha fatto cinque vittime -: restare immanente nella politica Usa, ricandidarsi nel 2024, fondare un nuovo partito, il cui nome sarebbe ‘Patriot Party’. Piani che richiedono impegno, costanza, importanti investimenti di tempo e denaro: il magnate potrebbe disporre, per realizzarli, della squadra vincente di Usa 2016, avendo infatti graziato tutti i suoi consiglieri e collaboratori finiti sotto gli strali della giustizia, anche quelli non ancora condannati, fra cui, prima di Bannon, Paul Manafort, George Papadopoulos, l’amico Roger Stone, il generale Michael Flynn.

Nello strascico di risentimenti e frustrazioni lasciato da Trump, Biden, che a 78 anni è il presidente più anziano della storia Usa, ha dovuto rinunciare, per motivi di sicurezza, ad arrivare a Washington in treno da Wilmington, nel Delaware, per rievocare i suoi 36 anni vissuti da ‘senatore pendolare’: è stato il Secret Service a fargli cancellare il ‘viaggio amarcord’, mentre Guardia Nazionale e polizia trasformavano la capitale federale in una città militarizzata.

Trump, invece, se ne va letteralmente ‘in fanfara’: tappeto rosso e 21 colpi di cannone alla Andrews Air Base, prima di imbarcarsi per l’ultima volta sull’AirForceOne, destinazione Mar-a-lago, Florida – nella ‘sua’ New York, non ci vuole tornare e non ce lo vogliono -.

Prima di lasciare la Casa Bianca senza avere mai incontrato il suo successore, dopo l’Election Day del 3 novembre e senza averne mai riconosciuto la vittoria, ha tracciato, in un messaggio registrato lunedì e diffuso martedì, un bilancio del suo operato: “Abbiamo fatto quello che volevamo fare e molto di più … Abbiamo costruito la più grande economia nella storia del Mondo … Sono particolarmente orgoglioso di essere stato il primo presidente da molti decenni a non avere iniziato nuove guerre … Abbiamo realizzato la Operazione ‘Warp speed’ per lo sviluppo e la distribuzione del vaccino , un miracolo medico”.

Mentre Trump va e Biden arriva, l’epidemia da coronavirus è fuori controllo negli Stati Uniti: oggi, all’alba, il numero dei contagi nell’Unione superava i 24.250.000 e quello dei decessi era già oltre 400 mila, stando ai dati della John’s Hopkins University. Il doppio delle 200 mila bandierine piantate sul Mall di Washington per ricordare, nell’Inauguration Day, gli americani che non possono assistervi.

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