Tour esotico del Mekong

9 Set 2019 - Dal blog Le Acque Sottovalutate di AMIStaDeS

Bisogna provare ad immaginare lo stupore degli esploratori francesi intenti a risalire il fiume Mekong per la prima volta. Quell’acqua fangosa e quella vegetazione di un verde smeraldo intenso avranno segnato per sempre quegli uomini che, oltre a questo, hanno visto abbondanza e possibilità in quelle acque. Oggi il Mekong ospita molte cose: dalle orde di turisti affamati del suono delle campane, al gigantesco mercato galleggiante, in cui la maggior parte della popolazione dei paesi rivieraschi, (Cina, Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia e Myanmar) sopravvive grazie agli scambi commerciali attraverso il fiume. Il Mekong è ancora il dodicesimo fiume più lungo del mondo e fra le sue coste vivono più di 60 milioni di persone, la cui sopravvivenza dipende unicamente da quel corso d’acqua, eppure le dighe, spezzano il Mekong soffocandolo, con l’obiettivo di produrre più energia elettrica creando enormi danni alla popolazione locale.

Con l’aiuto degli Usa nel 1957 viene creato il Comitato per il Mekong cui partecipavano Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam del Sud, ma nessun progetto viene portato a termine, sia per le evidenti difficoltà organizzative sia a causa della guerra del Vietnam. Solo nel 1995 nascerà una nuova Commissione che, stavolta, includerà anche il Myanmar creando una pratica di consultazione preventiva per la costruzione di dighe. Anche in questo caso verrà lasciata fuori la Cina, nazione dove il Mekong nasce. In contrapposizione a Pechino, il Vietnam è l’ultimo dei paesi rivieraschi, ed è anche il secondo esportatore mondiale di riso, più della metà di questo è coltivato nelle zone del delta del Mekong nel quale non esiste un centimetro di terra inutilizzato.

E’ immediato immaginare che la costruzione intensiva di dighe da parte di Cina e Laos, che mira a diventare la “batteria” del Sud Est asiatico, danneggerebbero non poco il Vietnam e le sue colture, e la Cambogia, che vedrà diminuire le sue risorse idriche e alimentari. Parliamo di 29 centrali idroelettriche. Entro il 2020 il Laos costruirà altre 10 dighe, nonostante la maggior parte della sua popolazione dipenda dalle attività della pesca come unica fonte di reddito.

L’unico paese a favore dell’ipersfruttamento del Mekong, oltre alla Cina, è la Thailandia, affamata di energia. Chissà se anche questa mossa risulterà essere un bene per la Thailandia e se sarà il caso di far migrare 60 milioni di abitanti dalle rive del Mekong, persone che vivono grazie alle sue acque.

Rebecca Reina, Director internal management di AMIStaDeS – Fai amicizia con il sapere