Todo atado y bien atado 40 anni dopo

4 Dic 2018 - Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Il 6 dicembre di quest’anno si celebra il quarantesimo anniversario della Costituzione spagnola, che fu il compromesso politico del dopo-dittatura tra le élite franchiste e i partiti dell’opposizione democratica. Contestata dagli Indignati spagnoli allo scoppiare della crisi e quindi dal movimento indipendentista catalano, per derivarne una monarchia imposta, un sistema di potere fondato sul bipartitismo e un assetto territoriale superato, la sua messa in discussione costituisce ancora oggi un vero e proprio tabù.

Tutto il periodo della Transizione alla democrazia, dalla morte di Franco nel 1975 fino al fallito golpe del colonnello Tejero nel 1981, torna ad essere rivisitato in Spagna, anche alla luce degli avvenimenti dell’ultimo anno. Mesi che hanno visto l’esplosione di un grave conflitto istituzionale tra la Catalogna e lo Stato, la cacciata dal governo del Partido Popular per un sistema di corruzione ormai intollerabile, la persecuzione giudiziaria delle libertà di espressione e di protesta, l’irruzione dell’estrema destra nelle istituzioni democratiche. Tanto da evidenziare le conseguenze di quel “todo atado y bien atado” (tutto sotto controllo) con cui Franco mise un’ipoteca sul futuro democratico. Perché non solo la dittatura è stata così lunga da gettare un’ombra pesante sulla giovane democrazia; ma quest’ultima è risultata contaminata dal regime, con il suggello della corona borbonica, anche per il riciclaggio della classe dirigente franchista nella politica, l’economia, l’informazione, le forze di sicurezza, il sistema giudiziario. Fino ad arrivare all’epoca attuale.

In Spagna ci sono prigionieri politici, persone in carcere per le loro idee. E’ il caso dei dirigenti del movimento indipendentista catalano in prigione preventiva da mesi, alcuni da oltre un anno; alcuni tra loro hanno iniziato uno sciopero della fame. Un comico è citato in tribunale per essersi soffiato il naso con la bandiera spagnola, un attore è indagato per blasfemia, un rapper perseguitato per una canzone. In Senato, il Pp e Ciudadanos si astengono dal condannare il franchismo. Il governo spagnolo conferma che procederà all’esumazione delle spoglie di Franco dal Valle de los Caídos, ma ancora non è riuscito a superare tutti gli ostacoli legali. Podemos propone la riforma della Legge di Amnistia del 1977, che impedisce di giudicare i crimini della dittatura.

Il Tribunal Constitucional accetta l’impugnazione del governo spagnolo della mozione contro la monarchia, approvata dal parlamento catalano. E, per protesta, l’area dei Comuns decide di non partecipare ai festeggiamenti per la Costituzione. Il presidente della Generalitat Quim Torra dice che “la Costituzione è diventata una prigione per la libertà d’espressione e la capacità di decisione dei cittadini”, rifiutando l’invito agli atti di celebrazione. Lo scorso 20 novembre, anniversario della morte del dittatore, l’associazione Omnium Cultural ha distribuito un pamphlet con su scritto: “Franco è morto, ma il franchismo no”.