- 292, la strategia di Bloomberg verso la Casa Bianca

– 292, la strategia di Mike Bloomberg

16 Gen 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Le chances di Mike Bloomberg di diventare il candidato democratico alle presidenziali di Usa 2020 sono legate alle sfortune di Joe Biden nello Iowa e nel New Hampshire – dove si vota a inizio febbraio -, oltre che alla sua fortuna e all’esercito di collaboratori – un migliaio – che ha assoldato. La prima considerazione è di Gerard Baker, editorialista ed ex direttore del Wall Street Journal.

Se l’ex vice-presidente di Barack Obama non vince, o comunque non va forte, nelle prime tornate delle primarie democratiche, i suoi insuccessi favorirebbero la corsa di Bloomberg. Ospite a pranzo del Gei (Gruppo Esponenti Italiani) a New York, Baker ha affermato che “se Biden perde le primarie nello Iowa e in New Hampshire e crolla, si profilerà una sfida tra i progressisti Bernie Sanders ed Elizabeth Warren”, che potrebbe creare allarme partito.

Bloomberg - Usa2020A quel punto, “una persona cui molti democratici guarderebbero, anche se hanno dubbi, è proprio l’ex sindaco di New York”. Baker ha parlato anche della possibilità di una ‘brokered convention’, se nessun candidato dovesse raccogliere la maggioranza dei delegati: anche in questo caso, Bloomberg potrebbe rivelarsi una ruota di scorta utile.

L’ex sindaco ha intanto messo su un’organizzazione colossale per la sua corsa alla Casa Bianca. La sua macchina elettorale è infatti composta da un esercito di oltre mille dipendenti dispiegati su quasi tutto il territorio americano. Nel solo quartier generale di New York lavorano centinaia di persone.

Secondo quanto scrive Politico, con una presenza così ramificata Bloomberg intende controbilanciare quella di Donald Trump in Stati essenziali ai democratici il 3 novembre. In particolare, il magnate intende focalizzarsi sul Wisconsin e la Pennsylvania, due Stati in cui si vota ad aprile per le primarie e dove l’attuale presidente è stato in grado di gravitare indisturbato visto che l’attenzione dei democratici si concentra sugli Stati dove si vota prima.