Stavolta voto per contare in Europa

12 Feb 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Con un incontro all’Auditorium di Roma, alla presenza di scolaresche e di giovani che quest’anno verranno chiamati per la prima volta al voto, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha lanciato il primo febbraio la campagna informativa Stavolta voto, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica in vista delle imminenti elezioni europee. Consultazioni che spesso in passato venivano percepite come di secondaria importanza, dove si vanno ad eleggere membri di un’Assemblea senza reale peso politico, una sorta di ‘cimitero degli elefanti’ per esponenti politici finiti fuori dal giro che conta. Questa serie di considerazioni ha portato negli anni a un progressivo disinteresse verso questo appuntamento elettorale, fino ad arrivare al record negativo del 42,6% di votanti toccato nel 2014.

La campagna Stavolta Voto vuole sfatare qualche mito e chiarire il ruolo crescente che il Parlamento ha nelle dinamiche europee. Sia ben chiaro, i promotori di questa iniziativa non nascondono come la procedura legislativa farraginosa e lenta che coinvolge le tre istituzioni – Commissione, Consiglio e Parlamento, di cui solo l’ultimo elettivo – sia un elemento d’intralcio per il progetto federalistico verso il quale si vuole tendere.

E’ anche vero, però, che il Trattato di Lisbona ha senza dubbio conferito un potere maggiore all’EuroParlamento. Prima fra tutte la possibilità di indicare, seppur indirettamente, il presidente della Commissione europea, la figura che più si avvicina a quella di un capo di governo europeo. Le principali ‘famiglie’ politiche europee, infatti, designano il proprio SpitzenKandidat (candidato capolista), prima delle elezioni.

Dopo il voto, spetterà al Consiglio europeo designare il candidato con maggiore consenso, sul cui nome il Parlamento avrà poi potere d’investitura. Anche i processi di codecisione, divenuti in base al Trattato “procedura legislativa ordinaria”, sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni a discapito di altre formule che lasciano al Parlamento solo il compito di approvare o rifiutare le proposte legislative sviluppate altrove o lo relegano ad un semplice ruolo consultivo.

Eppure il Parlamento cerca d’instaurare un rapporto diretto con i cittadini ben più di quanto non facciano i vari Parlamenti nazionali: secondo i dati fornitici dagli uffici competenti, nella prima parte dell’attuale legislaturav(luglio 2014-dicembre 2017) più di un milione di persone hanno fatto visita alle sedi di Bruxelles e Strasburgo, e molte di loro hanno potuto assistere alle 408 audizioni pubbliche delle commissioni parlamentari, fra  cui ce n’è una dedicata proprio alle petizioni dei cittadini, che ne ha esaminate 5.361 nell’arco di tempo preso in considerazione.

Per tutti questi motivi è fondamentale che il prossimo maggio venga dato il più forte appoggio elettorale possibile all’unica componente decisionale europea espressa direttamente dai cittadini. Stavolta voto è uno stimolo a farlo.

Carlo Ricchi