Spagna: triste viaggio dei leader catalani

5 Feb 2019 - Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Lo scorso venerdì, l’ex presidente del parlament della Catalogna Carme Forcadell e l’ex consigliera della Generalitat Dolors Bassa venivano condotte nel carcere di Alcalá Meco, nella Comunità di Madrid, dove già erano state recluse nei primi mesi di carcerazione preventiva nella primavera del 2018.

Più tardi era la volta dell’ex vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras, degli ex consiglieri Joaquim Forn, Raül Romeva, Josep Rull, Jordi Turull, dell’ex presidente dell’Assemblea Nacional Catalana Jordi Sánchez e del presidente di Òmnium Cultural Jordi Cuixart: tutti nel penitenziario madrileno di Soto del Real. Un ritorno per i ‘Jordis’, che ci avevano già passato otto dei quasi 16 mesi di privazione della libertà. Si concludeva così il viaggio a Madrid dei leader dell’indipendentismo in Catalogna, trasferiti dalle carceri catalane per il processo che li vede imputati di ribellione e che inizierà il 12 febbraio presso il Tribunal Supremo.

I nove dirigenti catalani si erano ritrovati per la prima volta dopo mesi nel carcere di Brians 2, dove finisce l’autorità penitenziaria della Generalitat e comincia quella del governo spagnolo. Ad accoglierli, il president Quim Torra e gli altri componenti del govern.

Portati dai Mossos d’Esquadra dopo essere stati prelevati dalle rispettive carceri: gli uomini da Lledoners, nel barcellonese, Forcadell da Mas d’Enric (Tarragona) e Bassa da Puig de les Basses (Girona). Davanti alle prigioni e lungo il tragitto alcune centinaia di persone erano accorse da tutta la Catalogna per un saluto, un omaggio, dopo che in questi mesi le carceri sono diventate meta di pellegrinaggio dell’indipendentismo, luogo d’incontro e di rivendicazione.

Alle 9:30 i leader indipendentisti venivano fatti salire sull’automezzo della polizia militare, con piccole celle individuali all’interno, alla volta della capitale spagnola. E quella colonna di blindati che trasporta uomini e donne da una prigione all’altra come dei criminali, accusati di una violenza che non c’è mai stata e che ricoprivano le massime cariche istituzionali della Catalogna o erano leader indipendentisti, sembrava rinviare a un’altra epoca o Paese.

Immagini continuamente riproposte dai media, a raccontare di un’anomalia democratica impossibile da ignorare.Perché The Real Spain è anche questo, viene da dire, prendendo a prestito il titolo del video prodotto dal governo spagnolo, in cui persone di successo si sentono in obbligo di rassicurare di qualcosa che si sarebbe creduta ovvia al giorno d’oggi, ossia che la Spagna è una democrazia consolidata.