Spagna: dopo fallimento Sánchez

29 Lug 2019 - Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

I giorni successivi il fallimento dell’investitura di Pedro Sánchez a presidente del governo spagnolo, un clima di sbigottimento e frustrazione percorre la politica spagnola: ancora una volta la Spagna si ritrova senza governo per diversi mesi, con il rischio di nuove elezioni. Oltre la preoccupazione, quel che brucia di più a sinistra è il non avere saputo cogliere l’occasione di una coalizione di governo progressista, che potrebbe non tornare a presentarsi. I quotidiani spagnoli ricostruiscono le ultime ore di una trattativa partita tardivamente e male. 

La responsabilità è di entrambi i protagonisti di questa storia, del Psoe e di Unidas Podemos, incapaci di arrivare ad un’intesa. Anche se non equamente ripartita, perché il candidato a presiedere il governo ha il dovere di ricercare il consenso per essere eletto. E invece Sánchez si è presentato alla sessione d’investitura con solo un voto in più dei 123 che gli garantiva il gruppo socialista. 

Si moltiplicano gli appelli di Unidas Podemos ai socialisti per riprendere il dialogo, disponibili a ricominciare le trattative da zero, anche a cedere su quello che fino a qualche giorno fa sembrava impossibile. Il malessere nella formazione viola è evidente, in difficoltà il rapporto con i soci di Izquierda Unida e dei Comuns: sono stati a un passo dalla vittoria che avrebbe significato la loro presenza per la prima volta nel governo progressista del Paese, ma non hanno saputo misurare il rapporto di forza tra le parti. Magari ha ragione il repubblicano Gabriel Rufián, quando dice a Sánchez che l’avere posto un veto sull’entrata di Iglesias nell’Esecutivo è stato un errore perché ha alzato il livello delle rivendicazioni di Podemos. Come sempre raccomanda Aitor Esteban del Partido Nacionalista Vasco: l’umiliazione dell’avversario, o ancor più dell’alleato, non aiuta mai il dialogo. 

Sánchez ha dichiarato che non getterà la spugna, che tornerà a presentarsi per formare un governo. I socialisti fanno appello a destra e a sinistra, ripropongono la via portoghese, considerano esaurita l’ipotesi di una coalizione di governo. Ciudadanos e il Pp si preparano a reggere le pressioni  per facilitare un governo con la loro astensione. Sánchez è l’unico candidato che può coagulare attorno a sé una maggioranza di consensi. Ma il cammino è più in salita di quanto non fu mettere insieme i voti per far fuori dal governo il popolare Mariano Rajoy.