C’erano una volta le città del cambio

17 Giu 2019 - Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

C’erano una volta le città del cambio, verrebbe da dire, leggendo la mappa dei consigli municipali costituitisi in Spagna questo sabato. Delle otto città che nel 2015 avevano portato al governo le piattaforme di confluenza delle sinistre locali, quelle che avevano retto la coesione sociale nella crisi economica, ne sono rimaste appena tre: solo Barcellona, Valencia e Cadice hanno riconfermato i sindaci. Il modello andaluso delle destre del PP, Ciudadanos e Vox, si è imposto a Madrid e Zaragoza. Non è sufficiente arrivare primi alle elezioni, com’era successo all’ex sindaca di Madrid Manuela Carmena la notte del 26 maggio, se nel Consiglio si costituisce una maggioranza con un candidato alternativo. Così, nella capitale spagnola, il cambio ha lasciato il passo alla retrocessione, come promette il nuovo sindaco popolare, José Luis Martínez-Almeida. Sconfitta per la sinistra che ha pagato le proprie dinamiche auto-distruttive.

A Barcellona, invece, Ada Colau è stata rieletta sindaca, ma in un contesto del tutto differente rispetto a quattro anni fa. Non di una maggioranza di sinistra, impossibile per i veti incrociati tra socialisti e Esquerra Republicana, anche se poi questi due partiti dovranno trattare l’investitura di Pedro Sánchez. Ma in un patto con i socialisti catalani e i tre voti che Manuel Valls, il rappresentante delle elite, come egli non disdegna di essere, le ha accordato come male minore rispetto all’elezione dell’indipendentista Ernest Maragall, arrivato primo in voti alle municipali. Candidatura difficile e non felice, come ammette la stessa Colau; primato della matematica sulla politica e valore simbolico per Podemos nella trattativa per il governo spagnolo. Sono sufficienti due immagini a documentare il senso della giornata della città: la prima è di Plaça Sant Jaume, che nel 2015 straboccava di gente a salutare la prima sindaca donna di Barcellona, tanto che il corteo municipale ci mise sette minuti per attraversarla fino alla ricezione del president nel Palau della Generalitat. Questa volta, invece, sono bastati pochi secondi alla sindaca, scura in volto, la piazza transennata, grida e insulti. La seconda immagine è il saluto istituzionale del presidente della Generalitat Quim Torra ai capi-gruppo municipali, quando Valls gli dice qualcosa, rifiutandosi di dargli la mano, nell’imbarazzo generale.

Ma c’è una terza fotografia che rimane. Quella di Quim Forn, eletto consigliere a Barcellona, in libertà vigilata giusto il tempo della cerimonia e quindi subito riaccompagnato nel carcere di Madrid, assieme ai suoi compagni indipendentisti. E viene da pensare che niente più sarà normale in Catalogna e neppure in Spagna, con persone in galera o in esilio per le loro idee. Fin quando la politica non affronterà la questione catalana, risolvendola in un dialogo tra le parti.