In Siria, ‘tutto troppo umano’

4 Ago 2018 - Con-te-sto di Maria Laura Conte

“All too human”, tutto troppo umano: cammini per Damasco e Aleppo nell’estate 2018, all’ottavo anno di guerra, cerchi una chiave sintetica per provare a leggere la complessità che ti si riversa addosso, e le parole che vengono in soccorso sono quelle del titolo di una mostra di arte contemporanea (ora a Londra), parole perfette. “ Tutto troppo umano ” è il giudizio che prende forma nell’ascolto delle storie di chi ha vissuto in queste città della Siria negli ultimi anni, nel muoversi tra le macerie che restano di Aleppo Est, nell’appoggiare lo sguardo in quello delle vittime di una guerra che ancora uccide.

Mentre la tentazione è quella di dare la colpa a “bestie” che hanno bombardato fino a fare tabula rasa della metà di una città di milioni di abitanti, oppure di prendersela con gli “dei” che hanno scatenato o permesso questo inferno, anche solo poche ore in Siria costringono a misurarsi con l’umano: la sua capacità di distruggere, di cancellare l’impronta stessa di uomini, donne, bambini da interi quartieri e villaggi.

Lungo le sette ore di auto necessarie a raggiungere “in sicurezza” Aleppo da Damasco sfila un paesaggio di cittadine abbandonate come corpi svuotati dell’anima. Pure il colore parla: dove sono solo macerie, domina il grigio. Non è nera la morte, viene da pensare immersi in certi contesti: la morte qui veste di grigio. Un colore che per fortuna non spaventa le Ong che si spendono tra difficoltà di stampo diverso, nell’ombra, proprio mentre altrove devono difendere la loro reputazione da attacchi surreali.

Ai numeri ci siamo già abituati: 11 milioni di siriani non vivono più nelle loro case, sei rifugiati all’estero e cinque sfollati nel paese. I morti calcolati attorno al mezzo milione. Le persone che non riescono ad accedere alle cure sanitarie quasi due milioni, altrettanti i bambini che non possono andare a scuola. Numeri che si misurano in assenze quotidiane: ti serve un tecnico informatico per riparare il computer? Qualcuno che aggiusti l’ascensore? Difficile trovarlo, i lavoratori qualificati spesso hanno lasciato il Paese. Come infermieri, medici, professori. Troppo umano il desiderio di una vita migliore.

Altrettanto umana però è la voglia resistente di vita: appena silenziate le bombe, sono tornate le magliette rosse dei bambini in bicicletta per le vie e le signore in piazza. Ora nei dialoghi in Siria risuonano due auspici: ritorni e ricostruzione. Qui si celano questioni drammatiche, che incrociano opzioni geopolitiche, interessi economici e regolamenti di conti. Ma aprono almeno al disegno di un futuro. “In Occidente avete fatto i corridoi umanitari per portare i siriani in sicurezza in Europa. Ora fateli al contrario, per riportare i siriani qui, a casa”: chiede padre Ibrahim di Aleppo. Umana, e questa non troppo, anche la spinta a rialzarsi.