Siria: dieci anni di guerra civile, il ruolo di Usa e Ue

27 Mar 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

A distanza di dieci anni dallo scoppio della guerra civile in Siria è necessario chiedersi quale sia il ruolo che Stati Uniti e Unione europea hanno avuto nella gestione del conflitto in un’ottica di diplomazia internazionale. La questione riguarda il protrassi negli anni del terremoto socio-politico generatosi nel 2011 con la rivolta di una parte della popolazione siriana contro il potere autoritario e dittatoriale del presidente Bashar al-Assad.

Raccontato a singhiozzo dai media occidentali, il conflitto coinvolge Siria, Iraq, Turchia e Libano e altri Paesi e non può passare inosservato in questo marzo 2021, con la triste ricorrenza del decimo anno di rivolta e con gli scontri che in questi anni hanno addirittura visto l’impiego di armi chimiche, come nel drammatico evento del 9 maggio 2019 in cui i ribelli denunciarono un attacco governativo a Kabana.

L’Unione europea si è spesso espressa in merito promuovendo sei principali obiettivi per risolvere la frattura politica e istituzionale: porre fine alla guerra attraverso un’autentica transazione politica; promuovere una transazione efficace e inclusiva in Siria; salvare vite umane affrontando le esigenze umanitarie della fascia più vulnerabile della popolazione; promuovere principi di democrazia e libertà di espressione; responsabilizzare circa i crimini di guerra; sostenere la resilienza della società siriana. Tali obiettivi si sono concretizzati in somme di denaro erogate dall’Ue alla Siria (oltre 17 miliardi) e in pochi aiuti umanitari (l’ultimo risalente al 2016 per la città di Aleppo).

Coloro i quali hanno deciso di allontanarsi dai territori di guerra non si sono diretti lontano e la questione ha presto coinvolto la Turchia che attualmente ospita sia una popolazione di oltre 3,6 milioni di rifugiati provenienti dalla vicina Siria, sia diverse centinaia di migliaia di richiedenti asilo e beneficiari di protezione di altre nazionalità, principalmente originari di Iraq, Iran, Afghanistan e Somalia.

Sull’altro versante, gli Usa si sono rivolti alla Siria con il Caesar Act (2019), con l’obiettivo di sanzionare il governo siriano, incluso il presidente siriano Bashar al-Assad, per crimini di guerra contro il suo popolo. Tale atto legislativo, potrebbe creare all’Unione Europea limiti consistenti alle opzioni di ricostruzione della Siria: le sanzioni americane ridimensionano l’impatto politico di quelle europee e, qualora l’Ue decidesse di adottare un atteggiamento morbido nei confronti del regime siriano, la dominazione statunitense del sistema finanziario globale renderebbe impossibile investire nel Paese senza imbattersi nel Caesar Act.

La graduale frattura generatasi in Siria continua ad essere una ferita profonda nella coscienza del mondo. E la catastrofe umanitaria di quel Paese è un tasto dolente per le forze politiche europee e americane.

Serafina Di Lascio