Mare Aperto, un racconto romantico

7 Giu 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Sono le 6:30 della mattina quando tutti gli altoparlanti della nave Garibaldi annunciano la fine dell’esercitazione Mare Aperto e l’inizio della mensa. Dopo 15 giorni a bordo ci abbiamo fatto l’abitudine e ci chiediamo addirittura se senza rumori riusciremmo a dormire bene lo stesso. Questa mattina, però, ci svegliamo ridendo: le casse risuonano ‘Per un milione’ dei Boomdabash. È il modo che hanno la nave e l’equipaggio di salutarsi dopo due settimane di lavoro, poco sonno, forse a volte poca pazienza, ma tanta vita.

Mare Aperto - nave GaribaldiLavorare e svagarsi con le stesse persone tutti i giorni e a tutte le ore, nello stesso posto, è come essere prelevati dal pianeta Terra ed essere trasferiti su Marte in una specie di bolla. Tutto si amplifica e si dilata: il tempo, i rapporti, le crisi e le gioie.

Quando torni nel real world puoi raccontare che hai simulato un conflitto tra due Stati, lavorato su interviste e articoli. Puoi parlare di regole di ingaggio e di rapporti d’intelligence. Ma poi non basta il tempo per raccontare di quella volta che un maresciallo ti ha sfidato a scoprire quali fossero tutte e sette le virtù – le paramite – che si perfezionano durante la navigazione (come la pazienza, la perseveranza, la saggezza e via dicendo). O la sera in cui hai assistito alla cerimonia solenne dell’ammainabandiera, durante un tramonto da film, e ti sei emozionata durante La preghiera del marinaio.

Avendo lavorato nel ruolo di Pubblica Informazione (PI) per Mare Aperto, mi sono portata a casa tecniche, consigli e insegnamenti. Ho imparato a non demoralizzarmi quando un articolo veniva corretto dieci volte. Ho imparato a credere nelle mie capacità, in ciò che ho appreso durante gli studi e soprattutto nelle mie idee. Ora mi porto a casa l’emozione della prima intervista, andata bene. Della seconda, andata così e così. L’emozione di parlare per la prima volta davanti a una telecamera, la consapevolezza che girare anche solo tre minuti di video significa lavorare tanto, per ore. Mi porto a casa l’arte dell’arrangiarsi e di farlo in modo creativo, come registrare un voice over all’interno di un elicottero chiuso nell’hangar (storia vera, era l’unico posto silenzioso della nave).

Vivere la Mare Aperto vuol dire vivere intensamente e alla velocità della luce. Mettere alla prova te stessa, cadere e rialzarti. Significa sapere che c’è qualcuno che, quando dirai “mi manca cenare alle 18:45”, ti capirà. Significa stringere legami profondi e avere il tempo di scavarti dentro, di renderti conto del tuo talento e dei tuoi limiti. E, soprattutto, significa cercare di abbatterli, uscire dalla comfort zone ed abbracciare l’idea che il caso e l’imprevisto siano la vera spinta della vita, la sua turbina.

Michelle Leroy-Beaulieu