Prove di forza nel Mar d’Azov

5 Feb 2019 - Dal blog Le Acque Sottovalutate di AMIStaDeS

Il 25 novembre scorso Mosca ha fermato tre navi militari ucraine e arrestato i 24 membri dei relativi equipaggi, nei pressi dello stretto di Kerch, con l’accusa di attraversamento illegale del confine russo. Questa manovra ha segnato un’escalation nello scontro tra Russia e Ucraina, le cui forze si sono per la prima volta affrontate in maniera diretta; parallelamente ha determinato un ulteriore deterioramento del rapporto tra Mosca e l’Occidente.

Fino allo scoppio del conflitto nel Donbass, il transito navale nello stretto era regolato da un apposito trattato, sottoscritto nel 2003 tra Mosca e Kiev. Dopo l’annessione della Crimea, tuttavia, Mosca ha iniziato a gestire lo stretto in maniera più autonoma, tanto che nel 2016 l’Ucraina ha presentato un’istanza all’UNCLOS. In effetti, dal punto di vista russo, il trattato potrebbe aver perso la sua ragion d’essere, se si considera che entrambi i versanti dello stretto sono attualmente sotto la sovranità del medesimo stato.

Lo stretto di Kerch è l’unica via di accesso al Mar d’Azov e riveste una grande importanza strategica, non solo perché su questo chiuso e freddo specchio d’acqua si affacciano importanti scali portuali ucraini, ma anche perché è decisivo per garantire la difesa della Crimea, il cui unico collegamento con Mosca è costituito proprio dal ponte di Kerch; inoltre, la flotta del Mar Nero risulta cruciale per la proiezione della potenza militare russa nel mar Mediterraneo.

Sul fronte internazionale, lo scontro è avvenuto con una tempistica non proprio favorevole a Mosca, e cioè alla vigilia del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre, durante il quale era previsto l’eventuale rinnovo delle sanzioni europee, che effettivamente sono state prorogate per ulteriori sei mesi. Inoltre, l’acuirsi delle tensioni con Bruxelles, potrebbe minacciare il progetto russo tedesco del NordStream 2; in Germania c’è già chi rimette in discussione la legittimità del progetto o ipotizza una riduzione della quantità di gas trasportata dal gasdotto.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, l’episodio ha contribuito alla cancellazione dell’incontro tra Trump e Putin, che avrebbe dovuto svolgersi nel corso del G20 di Buenos Aires ed era già messo a rischio dall’evolversi delle vicende correlate al Russiagate. Il 2019 tuttavia, sembra essersi aperto con una nota distensiva; secondo quanto dichiarato dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, infatti, Mosca ha accolto favorevolmente la proposta della Germania di inviare osservatori tedeschi e francesi per un’azione di monitoraggio del traffico navale nello stretto Kerch, avanzata durante il vertice del G20 a Buenos Aires. Anche il presidente della commissione per le relazioni delle comunità nazionali del Parlamento di Crimea si è detto favorevole, anche se al momento non si registrano azioni concrete in questa direzione.

Federica De Paola, Amistades