Pence dice no al XXV emendamento e la Camera si appresta a votare l’impeachment

13 Gen 2021 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

La Camera s’appresta a votare oggi il rinvio a giudizio del presidente Donald Trump, lanciando così il secondo tentativo di impeachment contro il magnate, dopo che ieri il vice Mike Pence ha respinto la sollecitazione a ricorrere al XXV Emendamento della Costituzione, che avrebbe privato il presidente dei suoi poteri.

“Non è nell’interesse del Paese o in linea con la Costituzione”, scrive Pence in una lettera indirizzata alla speaker della Camera, Nancy Pelosi, recapitata mentre in aula era ancora in corso il dibattito sulla risoluzione che gli chiedeva di attivare la procedura del XXV Emendamento.

Il dibattito e il voto sono ugualmente andati avanti: la risoluzione è stata approvata con 223 sì e 205 no, su 435 deputati; un via libera puramente simbolico dopo lo lettera di Pence, che ha pure esortato la speaker della Camera e il Congresso a “evitare azioni che dividerebbero e infiammerebbero ulteriormente le passioni del momento” – un riferimento all’impeachment -.

Alla Camera, alcuni repubblicani hanno votato a favore del ricorso al XXV Emendamento, come intendono votare a favore dell’impeachment. Fra questi, John Katko dello Stato di New York e soprattutto Liz Cheney, del Wyoming, figlia dell’ex vice-presidente Dick Cheney e ‘numero tre’ nella gerarchia repubblicana alla Camera, che ha accusato Trump di aver “acceso il fiammifero” delle proteste lo scorso 6 gennaio.

Il presidente appare sempre più isolato – anche in famiglia: ci sarebbe stata un’aspra discussione con la figlia Ivanka, che vorrebbe essere presente all’insediamento di Joe Biden, fra una settimana, il 20 gennaio -. L’elenco dei repubblicani che intendono votare a favore dell’impeachment si allunga con il passare delle ore: Kevin McCarthy, il leader della minoranza repubblicana alla Camera, fin qui stretto alleato del magnate, non ha chiesto ai suoi deputati di esprimersi contro l’impeachment, lasciandoli liberi di decidere come meglio credono –diversamente da come aveva fatto un anno fa-.

E, al Senato, Mitch McConnell, il leader dei repubblicani, la ‘spalla’ di Trump in questi ultimi quattro anni, sarebbe furioso con il presidente per quanto avvenuto mercoledì scorso e lo riterrebbe responsabile di comportamenti da impeachment. McConnell – scrive il New York Times – vedrebbe la messa in stato di accusa come la strada maestra per ‘liberare’ il partito repubblicano da Trump e avrebbe avuto contati con Biden, che gli avrebbe chiesto se il Senato sia in grado di gestire contemporaneamente l’impeachment e la conferma delle nomine dei ministri.

Il Dipartimento della Giustizia e l’Fbi hanno creato una ‘task force’ “sedizione e cospirazione” per perseguire i vandali del Campidoglio della settimana scorsa, 70 dei quali sono già stati arrestati e rinviati a giudizio e altri 170 individuati.

I capi di Stato Maggiore delle Forze Armate degli Stati Uniti condannano l’attacco al Congresso e confermano, in una dichiarazione congiunta, che Biden sarà il loro nuovo ‘comandante in capo’. Ma Trump continua a sostenere che il suo comportamento è stato “totalmente appropriato” e nota che la procedura d’impeachment “provoca tremenda rabbia” fra i suoi sostenitori.

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