Patrimonio culturale: l’importanza sociale delle politiche europee

28 Dic 2017 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Maria, cittadina italiana e appassionata di storia dell’arte, decide di visitare una mostra su un pittore fiammingo in una cittadina francese, poco distante dal castello di Fontainebleau. Martin, giovane startupper svedese, che ha studiato, grazie al programma Erasmus, ingegneria in Germania, sta progettando supporti fisici per chi come Maria, a causa di un incidente, ha perso la mobilità degli arti inferiori e può incontrare difficoltà nell’acceso all’edificio. Il contributo garantito dai fondi europei assicura la copertura finanziaria per realizzare rampe e ascensori all’esterno del polo museale. L’esperienza di Maria e Martin rivela l’importanza di consolidare un progetto europeo centrato sulle tematiche sociali, fondato sui princìpi di solidarietà e sostenibilità economica.

Il 2018, anno europeo”per la tutela del patrimonio culturale”, sarà l’occasione per promuovere un dialogo trans-europeo sul capitale umano e sulle risorse culturali? Il dibattito pubblico dovrà contribuire al conseguimento di politiche sovranazionali rivolte all’integrazione sociale e all’innovazione tecnologica, sostenendo l’empowerment delle fasce più deboli sotto il profilo socio-economico. La capacità di ‘progettare cultura‘ esplica le sue potenzialità in un dialogo attivo tra istituzioni e cittadini per valorizzare la diversità culturale come fattore di ricchezza collettiva nello sviluppo locale e regionale.

Un’indagine di Eurobarometro (2017), mostra come sette cittadini europei su 10 ritengano che un’adeguata tutela del patrimonio culturale possa migliorare la qualità della vita individuale e dell’intera comunità. “Il patrimonio culturale è al centro del modello di vita europeo, definisce chi siamo e crea un senso di appartenenza […], ci consente di comprendere il passato e di costruire il futuro”, sostiene Tibor Navracsics, commissario europeo per l’istruzione, lo sport e la cultura.

Coinvolgere la cittadinanza, attraverso iniziative locali e campagne sui social network, pone le basi per raggiungere un impegno condiviso nella realizzazione di un sistema integrato di coordinamento europeo delle risorse umane, culturali, artistiche e paesaggistiche. Nell’Ue, circa 7,8 milioni di posti di lavoro sono collegati alla gestione di un patrimonio culturale che include circa la metà (453) dei siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Fondi di coesione e programmi regionali sono elementi strutturali su cui realizzare una governance europea della cultura ampliando iniziative come Erasmus +, Horizon 2020 e specie il programma Europa creativa. E il progetto di Agenda europea della cultura deve andare oltre la dimensione di ‘Europe for citizens’ verso una ‘Europe of citizens’. D’altronde, ammoniva l’intellettuale Denis de Rougemont, “l’Europa è una cultura o non è”.

Michele Valente