Pandemia: passaporto di vaccinazione Ue, dubbi e interrogativi

26 Gen 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

La questione del ‘passaporto di vaccinazione‘, sollevata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis con una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, apre la porta a interrogativi che si interfacciano con le dinamiche che stanno coinvolgendo i Paesi dell’Unione alle prese con le campagne di vaccinazione. Al di là di cosa sarà o non sarà permesso fare tramite questo ‘lasciapassare’, i temi toccati sono quelli dell’inclusività e della solidarietà.

Infatti, l’idea di permettere ai futuri immunizzati un graduale ritorno alla libertà di potere viaggiare liberamente, o quantomeno con più semplicità, tra gli Stati membri, solleva almeno due quesiti su cui l’Europa sarà chiamata a discutere nel caso si decidesse di accogliere questa proposta.

Il primo riguarda le tempistiche. Stando alla situazione attuale, le vaccinazioni avanzano, certo non senza difficoltà, ma avanzano e lentamente si procede. Tuttavia, c’è una certa disomogeneità nell’Unione e non è ancora possibile stabilire con certezza quando a tutte le categorie di cittadini sarà garantito l’accesso al vaccino. Di conseguenza, le parole del direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – «Non possiamo permetterci di dare priorità o punire determinati gruppi o Paesi» -, pronunciate nei giorni scorsi durante una riunione del comitato Covid, fanno da monito a un futuro utilizzo di ‘patenti di vaccinazione’.

Il secondo dubbio è per tutte quelle persone che non decideranno di sottoporsi al vaccino, per ragioni presumibilmente ideologiche – o complottiste -.

Nel nostro Paese alcuni eventi dell’anno scorso hanno particolarmente evidenziato la diffusione di aderenti a ‘scuole di pensiero’ del genere, che sono sì una minoranza, ma, teoricamente, non avrebbero accesso al documento e di conseguenza vedrebbero anch’essi limitata la loro possibilità di movimento. Uno dei rischi è quello di andare a dividere ancora di più un popolo già sfiancato da una pandemia che lascia di per sé non poche ferite da sanare, sia sociali che economiche.

In Germania si dibatte: il ministro alla salute Jens Spahn, parlando alla Deutschlandfunk, il canale radio di notizie nazionale tedesco, ha garantito che non sarà prevista alcuna obbligatorietà di vaccinazione, proposta avanzata qualche giorno prima dal presidente bavarese Markus Soeder, anche se soltanto per il personale sanitario.

Il caso francese è piuttosto singolare. La Francia è da sempre uno dei Paesi con le più tenaci diffidenze verso il sistema sanitario: recenti sondaggi indicano come soltanto il 41% della popolazione abbia intenzione sottoporsi al vaccino.

Quando – sperando tra non molto tempo – le agende dei Governi verteranno sulle strategie di ripresa e riapertura, queste evidenze saranno impellenti. E garantire a tutti un reingresso sicuro a una quotidianità senza Covid sarà prerogativa assoluta, aprendo la strada anche alla ripresa economica.

Matteo Maiorano