La vittoria di Open Arms

21 Ago 2019 - Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Hanno vinto: Open Arms ha vinto la prova di forza con il governo italiano che obbligava al confino la sua imbarcazione con oltre 100 migranti a bordo al largo dell’isola di Lampedusa. Là dove la politica ha fallito, è intervenuta la giustizia italiana a ordinare lo sbarco immediato delle persone ospiti dell’imbarcazione della Ong catalana. Una vittoria contro la chiusura dei porti di Matteo Salvini. Ma una vittoria anche contro un intervento inutile e tardivo del governo spagnolo, che non ha esitato ad accusare Open Arms di voler andare a tutti i costi in Italia dopo essersi rifiutata di sbarcare a Malta, quando Malta aveva formalmente offerto accoglienza solo per una parte dei migranti.

Nel giugno 2018, l’Aquarius veniva scortato a Valencia col suo prezioso carico umano di oltre 600 migranti soccorsi in mare. Era stato il neo-presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez a inaugurare il suo mandato con un gesto di accoglienza. Poco più di un anno dopo, sono stati necessari 17 giorni perché quello stesso governo socialista si sentisse chiamato in causa dall’appello di una Ong catalana, la Open Arms, a bordo di un’imbarcazione battente bandiera spagnola, confinata al largo dell’isola di Lampedusa per avere salvato dall’affogamento certo oltre un centinaio di vite umane. Proponendo in prima battuta una soluzione impraticabile – quella del porto di Algeciras – perché la più lontana tra i porti spagnoli e soprattutto perché tardiva. Nonostante, nei 15 giorni precedenti, Barcellona, la Generalitat della Catalogna e le Baleari avessero già offerto ospitalità nei loro porti.

Un’offerta criticata in Spagna da tutti, destra e sinistra, apparentemente incomprensibile se non considerata pura propaganda, tanto da far ripiegare il governo poche ore dopo sull’ipotesi dello sbarco in un porto delle Baleari. Fino all’ultima decisione, di fronte all’indisponibilità di Open Arms di affrontare un ulteriore viaggio in mare di giorni avendo un porto sicuro a poche miglia di distanza: quella d’inviare un’armata della marina militare spagnola fino a Lampedusa a raccogliere i migranti e scortare la nave di Open Arms. Da cui i naufraghi salvati, da giorni, continuavano a buttarsi nel tentativo di raggiungere a nuoto la terra ferma.

In Spagna il tema dell’immigrazione non è così divisivo e decisivo come in altri Paesi europei. Ma è lo stesso governo spagnolo ad avere cambiato atteggiamento nei confronti delle sue Ong, come la Open Arms.

Sulla pelle dei migranti della Open Arms si è consumato un braccio di ferro tra Sánchez e Salvini. Il primo, vincitore delle elezioni europee nella famiglia socialista, per dimostrare la sua disponibilità condizionata ad un accordo europeo sull’immigrazione, tanto più perché la Spagna già affronta il flusso migratorio della rotta del Mediterraneo Occidentale. Il secondo, leader in Europa nelle politiche contro i migranti e nella campagna di criminalizzazione contro le Ong, per puro reddito elettorale. A farne le spese, persone fuggite da miseria e violenza.