Mucho mejor: punture di spillo spagnole

15 Mag 2019 - Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Madrid, Tribunal Supremo, quattordicesima settimana del processo alla leadership indipendentista: l’avvocato Benet Salellas, che rappresenta gli interessi di Jordi Cuixart, denuncia la violazione dei diritti della difesa per le continue interruzioni del presidente della Corte Manuel Marchena al racconto dei suoi testimoni e, per protesta, annuncia che non farà più domande. Marchena non si trattiene e di botto gli replica: “Mucho mejor”, molto meglio. Per una risposta della giudice rivelatrice di assenza d’imparzialità, la Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo sentenziò nel novembre del 2018 che Arnaldo Otegi, condannato per terrorismo dall’Audiencia Nacional, non aveva avuto un processo giusto.

A dieci giorni dal voto delle europee di maggio, la Giunta elettorale di Barcellona accoglie la richiesta del capo-lista di Esquerra Republicana Oriol Junqueras di partecipare al dibattito elettorale della televisione catalana per video-conferenza, stessa facoltà viene riconosciuta a Toni Comín, in esilio a Bruxelles assieme a Carles Puigdemont, nella cui lista occupa il secondo posto. Nel caso di Junqueras, la decisione deve godere anche dell’avallo delle Istituzioni penitenziarie, dato che il dibattito si fa alle 22. Puigdemont ha già annunciato la sua presenza via plasma al posto di Comín.

Ma un ricorso di Ciudadanos contro la decisione della Giunta elettorale provinciale obbliga la Giunta elettorale centrale a pronunciarsi. Lo fa dopo aver ricevuto il parere contrario delle Istituzioni penitenziarie che dipendono dal ministero dell’Interno, ossia dal governo spagnolo, negando a Junqueras la possibilità di partecipare al dibattito dal carcere. Poco dopo, la Jec impedisce la partecipazione anche di Comín, perché, in collegamento da Bruxelles, potrebbe farsi aiutare da qualcuno nella discussione. “Mucho mejor” avrà pensato Ciudadanos vincendo il ricorso, mentre il Psoe dimostra di non aver concesso nessuna contropartita agli indipendentisti.

La conseguenza immediata è che il segretario dei socialisti catalani Miquel Iceta non potrà, almeno per il momento, essere eletto presidente del Senato, come aveva annunciato Pedro Sánchez. Perché prima dovrebbe essere votato senatore dal parlamento catalano nella quota dei senatori della Generalitat, in sostituzione del socialista José Montilla. Ed Esquerra Republicana de Catalunya, che nelle ore precedenti si era mostrata disponibile a non impedirme la nomina, un attimo dopo la decisione della Jec annuncia il suo voto contrario – che poi, alla vigilia di nuove elezioni, è più conveniente – rendendo impossibile l’investitura di Iceta.

Un gesto di cortesia istituzionale diventato improvvisamente un fatto politico, inutile, evitabile. “Mucho mejor” devono aver pensato gli avversari del dialogo tra governo spagnolo e Generalitat. Almeno fino a dopo il 26 di maggio.