Jill Morris: limbo italiano del post-Brexit

17 Ott 2019 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Niente di personale. È questo il sentimento britannico nei confronti dei lavoratori e studenti italiani presenti in questo momento Oltremanica. La Brexit, difatti, oltre all’instabilità economica e monetaria, porta sostanziali novità all’interno del panorama del mercato del lavoro comunitario. Quale destino riserverà agli italiani l’abbandono dell’Ue da parte della Gran Bretagna? Proprio questo è stato uno degli argomenti affrontati dall’ambasciatore britannico in l’Italia e a San Marino, Jill Morris, durante la prima della serie di #conversazioninternazionali tenutasi il 14 ottobre davanti a giovani giornalisti e studenti universitari all’Istituto Affari Internazionali di Roma.

Il tema dell’addio britannico all’Europa comunitaria, mai passato di moda da tre anni in qua, è tornato prepotentemente in cima alle cronache internazionali in vista dell’imminente uscita (fissata alle 24:00 del 31 ottobre, le 23.00 britanniche) e dei recenti problemi nel trovare un accordo per evitare una Brexit ‘no-deal’. Nonostante i colloqui in corso tra il premier britannico Johnson e il suo omologo irlandese Leo Varadkar, la situazione è ancora incerta: se ne discute oggi e domani al Vertice europeo.

L’organizzazione della Gran Bretagna post-Brexit, soprattutto per quanto riguarda le norme sull’immigrazione, poggia già su delle solide basi. Gli italiani nel Regno Unito riceveranno lo stesso trattamento riservato ai cittadini del mondo che decidano in futuro di emigrarvi. Il ritiro dall’Ue, infatti, permetterà a Londra di gestire a proprio piacimento la propria politica migratoria.

“La politica dell’immigrazione – spiega l’ambasciatore Morris – si baserà sulle nostre esigenze economiche”. In sostanza, si chiuderanno le porte all’immigrazione non qualificata, impedendo la libera circolazione alla base del tanto disprezzato (dal Regno Unito) sistema di Schengen.

L’ambasciatore ha poi continuato parlando di un sistema di controllo dell’immigrazione “sul modello australiano”, molto stringente e penalizzante per la manodopera non qualificata. “Il Regno Unito ha e avrà bisogno del talento internazionale e sarà aperto agli altri ma in modo più controllato”, continua la signora Morris, descrivendo quello che succederà a chi ora sta lavorando o studiando in Gran Bretagna.

Specificando che fino alla conclusione del processo di ‘divorzio’ dall’Ue non ci sarà bisogno di ottenere un visto per entrare o rimanere sul suolo britannico, Jill Morris annuncia che chi studia Oltremanica manterrà i diritti attuali fino a due anni dopo il termine degli studi o, per chi lavora, per altri due anni a partire dall’uscita definitiva. “I diritti – conclude – saranno garantiti dall’accordo di recesso”.

Ecco dunque il ‘niente di personale’ di cui sopra: il Regno Unito continuerà ad attrarre talenti dal continente, chiudendo le porte a chi non ha motivazioni di studio o valore aggiunto di lavoro. E chiede all’Ue di rimanere ‘amici come prima’, con questi due anni di limbo che assumono la forma di un escamotage per uscirne con la coscienza pulita.

Adriano Maggi