Se Sophia è l’ultimo allarme

24 Lug 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Nell’estate di tre anni fa una bambina somala nacque in pieno Mediterraneo: era su una delle navi che, dalla Libia e da altri Paesi, partono carichi di speranze di vite diverse. La mamma volle chiamarla Sophia, come si chiama anche l’operazione militare lanciata dall’Ue  il 18 maggio 2015, per individuare e distruggere le imbarcazioni sospettate d’essere utilizzate da trafficanti di esseri umani. Sophia, che è il ‘nome d’arte’ di  EuNavForMed, acronimo di European Union Naval Force Mediterranean, ha tre funzioni fondamentali: sorveglianza delle reti di traffico, ricerca di imbarcazioni sospette ed eliminazione di quelle risultate illegali.

Tutte e tre le funzioni hanno l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza dei cittadini europei e non solo. I Paesi coinvolti, all’inizio, erano Italia, Germania, Belgio, Francia, Slovenia, Spagna e Regno Unito. L’ultima proroga di questa missione scadrà al 31 dicembre 2018.

L’operazione militare ha dato i suoi frutti, con 27 Stati attualmente partecipanti, 140 sospetti trafficanti arrestati, 550 imbarcazioni fermate e più di 44 mila persone salvate,  ma rischia di essere ora messa in discussione da parte italiana. Un paradosso, dopo che l’Italia, sempre in prima linea per la questione migranti, tre anni fa fu fra i Paesi fin dall’inizio aderenti e il primo a mettere a disposizione risorse per questa missione.

Le recenti affermazioni del nuovo governo italiano in materia di migranti sembrano chiare. E Giuseppe Conte, alla sua prima uscita europea da premier, è stato il perfetto portavoce e testimone del mutato atteggiamento alle frontiere italiane: «Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa». Un messaggio a partire dal quale Matteo Salvini, vice-premier e ministro dell’Interno, è arrivato a mettere in discussione anche la missione Sophia.

Discutibile o giustificabile che sia, il problema di fondo è che volere evitare che la questione migranti e il fenomeno in sé vengano gestiti solo, o per la maggior parte, dall’Italia può avere un senso (se questo, e solo questo, fosse il reale intento).

Quello che va controcorrente con l’idea stessa di Unione europea, però, è minare la sopravvivenza della missione Sophia. Per questioni geografiche l’Italia è il primo Paese in cui possono arrivare i migranti dall’Africa e l’ipotesi ventilata è che quelli salvati non vengano portati sulle nostre coste, neppure da navi militari di Paesi dell’Unione europea.

Prossimo appuntamento al 31 dicembre 2018 quando scadrà il mandato di Sophia: segnerà un ulteriore allontanamento dell’Italia dall’Ue?

Tommaso Accomanno