Mens Sana per sostenibilità alimentare

7 Ott 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Nonostante gli avanzamenti tecnologici dell’agricoltura degli ultimi trent’anni, è evidente come gli attuali sistemi di produzione alimentare continuino a essere insostenibili: soltanto in Europa lo spreco di cibo ammonta a 89 milioni di tonnellate su base annua, senza contare l’impatto ambientale che la produzione intensiva comporta ai danni dell’ecosistema.

L’Unione europea stanzia ogni anno ingenti fondi a favore di progetti volti ad incentivare un’alimentazione sostenibile, economicamente accessibile e sicura sia dal punto di vista nutrizionale, sia in termini di sviluppo sostenibile. Con questo obiettivo è stata istituita la European Food Safety Authority (Efsa) che svolge attività di ricerca, consulenza e valutazione scientifica a fondamento della legislazione e delle politiche europee in materia di catena alimentare.

Valeria Torta – fondatrice di NeoSustainability e co-coordinatrice del progetto Mens Sana a cura de L’Associata Roma – sostiene però che “la vera spinta verso una produzione e un consumo alimentare più sostenibile dovrebbe arrivare dai governi nazionali, i soli in grado di promuovere una maggiore armonizzazione delle norme in materia”. Dunque, oltre al lancio della nuova Politica agricola comunitaria (Pac), che si propone di dare il via ad una produzione sostenibile a supporto del mercato europeo, “sarà fondamentale l’impegno dei governi nazionali affinché tutti abbiano accesso a cibo di qualità”.

In questa prospettiva di sostenibilità si inserisce il progetto Mens Sana, nato dalla volontà di ridurre al minimo gli sprechi alimentari all’interno delle mense universitarie romane e alla possibilità di collegare le realtà locali dell’agroalimentare pontino alla ristorazione universitaria.

Mens Sana – dice Valeria Torta – propone di ponderare l’aumento dei costi con l’introduzione di pratiche sostenibili che riducano drasticamente le spese a carico della Regione e dell’azienda appaltatrice. Tra questi, l’introduzione di ingredienti e alimenti a km zero, ove possibile, per diminuire i costi di trasporto. Sarà auspicabile un controllo costante del volume degli sprechi giornalieri, di modo da ridimensionare le porzioni per pasto o modificare i menù giornalieri.”

Il modello Mens Sana prevede, inoltre, la collaborazione tra università ed enti caritatevoli per ridurre al minimo gli sprechi alimentari. “Un organo fondamentale proposto dal progetto è la Commissione Mensa, cui spetterebbe il controllo della qualità del servizio e la promozione di iniziative atte alla sensibilizzazione del tema sostenibilità alimentare”. Mens Sana non ha ancora trovato riscontri da parte degli enti regionali preposti al servizio, ma Valeria Torta lavora, in collaborazione con Fondazione Ecosistemi, ad una proposta di capitolato d’appalto sostenibile che possa essere adottato da tutte le Università italiane.

Alice Recine