Matrimonio all’islandese

20 Dic 2017 - Dal blog Peanuts di Gabriele Rosana

Le isole sono terre di bizzarri matrimoni. Politici, s’intende. Gli isolani sono gente intraprendente, adusi al mare aperto e ai rischi che esso comporta, ma anche creativi nella ricerca di caparbie vie d’uscita dalla tempesta. Un po’ come ha fatto Katrin Jakobsodóttir, 41 anni, leader dei Verdi d’Islanda, che nei giorni scorsi è diventata il quarto premier in due anni dell’isola del Nord dell’Atlantico che la fa ormai da mattatrice sui campi da calcio continentali (su 340mila abitanti, quasi uno su dieci si trovava in Francia nel 2016, in occasione della storica partecipazione della nazionale agli Europei, dove arrivò sino ai quarti di finale; nel 2018 li aspettano i Mondiali).

Jakobsodóttir governerà alla testa di una coalizione piuttosto inusuale, insieme al conservatore ‘Independence Party’ e al centrodestra del ‘Progressive Party’. E dire che la premier è un’ambientalista e pacifista convinta, contraria alla permanenza dell’Islanda nella Nato. Ma si troverà presto a dover scendere a compromessi con le forze popolari e conservatrici con cui coabita, in un governo che avrà una risicatissima maggioranza in Parlamento e che potrà navigare a vista più che realizzare le riforme sperate (fra cui l’adozione di una Costituzione via social media, proposta che in campagna elettorale entusiasmava i Verdi della Jakobsodóttir).

L’ennesimo cambio al potere a Reykjavik potrebbe così essere all’orizzonte a stretto giro. Anche se le opposizioni non sarebbero in grado di fornire praticabili alternative, con il Partito pirata islandese che non ha mai davvero preso in considerazione la via del governo (e da irresistibile sorpresa nelle urne nordiche ha di recente cominciato a perdere terreno).

La storia di armonia boreale, tuttavia, non è senza precedenti. Appena poche settimane prima in una terra lontana lontana – come vorrebbero gli adagi delle fiabe – lo schema di gioco era già stato inaugurato da un’altra donna fieramente di sinistra. Isolana anch’essa; o più precisamente, nuova premier di un arcipelago. Siamo in Nuova Zelanda, dove Jacinda Ardern ha in un mese dapprima conquistato il cuore dei laburisti, e poi il governo. Un po’ come la Jakobsodóttir, assurta alla gloria della premiership per ‘volere’ anche di inaspettati alleati – pure qui, nazionalisti o di centrodestra, fieri fautori del ‘New Zealand First’ e di ricette anti-migranti –, che hanno voluto così mandare un messaggio di cambiamento agli elettori ma mantenere l’ipoteca sull’agenda di governo.

L’alchimia fra le Belle e le Bestie durerà a lungo? Le isole sono terre bizzarre. Di ritorni al passato e al futuro: mentre a paralleli più vicini a chi scrive, la Sicilia resuscita con mossa frankesteiniana i protagonisti del 61-0 per il centrodestra di 16 anni fa, la Corsica – che soffia il vento nella poppa degli indipendentisti – bussa alla porta dell’Eliseo e ricorda a Monsieur le Président che, in fin dei conti, c’è una Catalogna in ognuno di noi.