L’oro verde che prosciuga il Cile

3 Ott 2019 - Dal blog Le Acque Sottovalutate di AMIStaDeS

Sano, esotico, alla moda, l’avocado è il frutto più popolare e cool del momento. A livello globale, le vendite sono cresciute di circa il 140% negli ultimi cinque anni, mentre il valore dei frutti esportati è aumentato di un terzo solo tra il 2016 e il 2017. In Italia, il consumo è passato dalle 3.600 tonnellate del 2007 alle oltre 13.000 del 2016, per un incremento di oltre il 250%. Come tutte le superstar, il frutto esotico spesso chiamato anche “oro verde” avanza le sue pretese: nella fattispecie molta luce e soprattutto tantissima acqua.

Il Water footprint network ha stimato che per produrre un chilo di avocado sono necessari circa duemila litri d’acqua, quattro volte in più rispetto a quella necessaria per la produzione di un chilo di arance e dieci volte quanta ne serve per lo stesso quantitativo di pomodori. Richieste difficili da esaudire e che soprattutto hanno un costo elevato, se si pensa che i paesi di produzione sono spesso colpiti da siccità, povertà e sfruttamento della manodopera agricola.

In Messico, prima per far spazio alle piantagioni e poi per evitare che altri vegetali ostruiscano il passaggio della luce del sole, gli agricoltori hanno incrementato la deforestazione di distese di conifere tropicali, con forti impatti sulla fauna locale. In Cile, i cittadini protestano per la siccità mentre per far crescere un singolo frutto vengono impiegati decine di litri d’acqua. Santiago, capitale del Paese, è il terzo esportatore di avocado al mondo e Petorca,  nella regione di Valparaíso, è tra le aree maggiormente interessate dalla coltivazione del frutto.

Di paradisiaco nella Valparaíso sembra in effetti che sia rimasto poco da quando nel 2006 sono arrivate le grandi aziende agroalimentari, seguite poco dopo da una grave ondata di siccità che ha inasprito il conflitto tra la comunità locale e le imprese detentrici delle concessioni sulle fonti idriche. In Cile, infatti, in base al codice dell’acqua approvato nel 1981, le fonti e i diritti di gestione dell’acqua sono stati privatizzati, trasformando l’acqua in un bene di mercato, che come tale può essere posseduto e commerciato.

Gli abitanti di Petorca, a seguito della siccità e dell’indisponibilità di risorse idriche, sono costretti a usare l’acqua trasportata da camion cisterna messi a disposizione dal governo. L’acqua è razionata, non oltre i cinquanta litri al giorno, e spesso non pura, tanto che i cittadini spesso devono bollirla prima dell’utilizzo. L’impressione è che nella zona ci siano più avocado che abitanti e la certezza è che i frutti bevano più delle persone.

 

Federica De Paola, Director per i progetti internazionali AMIStaDeS – Fai amicizia con il sapere