L’indipendentismo uscito dal lutto

20 Feb 2019 - Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Era cominciata in un mattino di freddo assolato a Madrid, con file estenuanti per l’accesso all’edificio del Tribunal Supremo, dove dallo scorso martedì 12 febbraio è in corso il processo contro la leadership dell’indipendentismo catalano. Una volta dentro e nei pressi della Sala Seconda del tribunale, i catalani presenti si raggruppavano, “facendo pinya”, per sostenersi prima dell’inizio della seduta. Poi la tensione si allentava, con la possibilità per i prigionieri di abbracciare per pochi minuti familiari e amici, durante le pause. Quindi, sabato 16, trascorsa la prima settimana di dibattimento, il centro di Barcellona tornava a riempirsi di un popolo pacifico e tenace, di nuovo allegro in una situazione tutt’altro che felice, a rivendicare il diritto all’autodeterminazione.

Fin dal primo momento, il ritorno della visione pubblica dei nove imputati e imputate dopo quasi un anno o più, seduti tutti assieme al centro della Sala, trasmetteva un’immagine potente per tutti i democratici catalani e spagnoli. I primi interrogatori agli imputati, il ritrovarne le voci e gli stili facevano il resto.

Oriol Junqueras, in carcere dal 2 novembre 2017, presidente di Esquerra Republicana de Catalunya e vicepresidente del governo della Generalitat ai tempi dell’autunno del 2017, è stato il primo a rispondere alle domande della sola difesa, dichiarandosi prigioniero politico. Così per un paio d’ore: “Se sono un po’ impetuoso è perché è molto tempo che non posso parlare e nella vita mi è sempre piaciuto farlo”, ha ammesso. Ha rivendicato tutto quanto fatto dal governo di allora, negando di aver commesso alcun delitto perché mai c’è stata violenza, perché “Votare non è un delitto, ma impedirlo con la forza sì che lo è”.

Quindi è stata la volta di Quim Forn, entrato in carcere con Junqueras. Era conseller degli Interni nell’autunno catalano. Mostrando un piglio sicuro, è riuscito a mettere in difficoltà il pubblico ministero che il presidente della Corte ha ripreso in più occasioni. La sua strategia difensiva è entrata nel merito dei singoli fatti per ribadire che “I Mossos non ricevettero mai ordini da parte del potere politico”.

Sabato scorso il movimento indipendentista era in piazza a Barcellona a urlare, cantare, ballare. E’ stato come se rivedere e riascoltare i propri leader tenere testa alle accuse dello Stato gli avesse restituito la parola. Perciò la manifestazione è tornata allegra, dopo quasi un anno e mezzo. L’indipendentismo è uscito dal lutto.