Libano alla prova del fuoco, Ue e Onu sollecitano a fare presto

1 Ago 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Lunedì 26 luglio, dopo le consultazioni del presidente della Repubblica Michel Aoun con il Parlamento, è stato designato primo ministro con l’incarico di formare un nuovo Governo l’imprenditore sunnita Hajib Mikati. Dopo le dimissioni del governo in carica all’indomani dell’esplosione al Porto di Beirut del 4 agosto 2020, due altri primi ministri designati a formare un nuovo governo in Libano, Hassan Diab e Saad Hariri, hanno rinunciato all’incarico.

Nativo di Tripoli, Mikati, multimilionario, non è nuovo agli incarichi di governo: è stato primo ministro dal 2011 al 2014 e aveva già ricoperto brevemente l’incarico nel 2005. Mikati deve rispondere a pressioni e interessi della Comunità internazionale, Onu e Ue in testa, che lo sollecitano a formare in fretta un esecutivo, ma soprattutto alle attese della popolazione libanese, stremata dalla ormai cronica scarsità di elettricità, carburante, cibo e medicine.

L’Ue, che ha deprecato la rinuncia all’incarico di Hariri e la situazione di stallo nel Paese, parla senza mezzi termini di una “self made crisis” e invita le forze politiche libanesi a formare un governo senza indugi. Mikati ritiene di avere un canale privilegiato con la Francia, ma avverte “di non avere la bacchetta magica e di non sapere fare miracoli”.

Gravi problemi attendono soluzioni, come l’indagine sull’esplosione al porto, bloccata dall’immunità dei ministri allora in carica: i familiari delle oltre 200 vittime chiedono da settimane che i politici coinvolti rinuncino all’immunità. C’è poi la svalutazione della lira libanese: il nuovo governo dovrà fare un accordo con l’Fmi, per salvare il Paese dal collasso finanziario.

Nei giorni scorsi, la lira è risalita sul dollaro, dopo avere toccato un minimo storico dopo le dimissioni di Hariri il 15 luglio. Per molti, è però un miglioramento apparente: “Il sistema politico libanese – dice un ex docente universitario che non vuole essere citato – va completamente riformato, non serve riparare un sistema corrotto. Mikati non è un uomo nuovo e appartiene alla inossidabile classe politica degli eterni capi-clan della leadership libanese”.

“Un grave problema – prosegue il professore – è che i giovani ben istruiti stanno lasciando il Paese a migliaia, causando un’emorragia che ci indebolisce – circa 8000 studenti l’anno richiedono il visto di studio solo in  Francia -. E’ difficile che un qualsiasi Governo possa ricostruire il Paese senza un’intera generazione di cervelli libanesi”.

I giovani che restano in Libano, perché non possono permettersi di emigrare, si uniscono alle proteste, per fare sentire il loro dissenso. Dopo la rinuncia all’incarico di Hariri, nelle principali città del Libano centinaia di persone sono scese in strada, bloccando le vie con cassonetti e copertoni dati alle fiamme.

Elisa Gestri

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