Libano: anniversario esplosione divide popolo e istituzioni

6 Ago 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Nel pomeriggio di mercoledì 4 agosto migliaia di persone si sono riversate al Porto di Beirut, dove, il 4 agosto 2020, la deflagrazione di una partita di nitrato di ammonio fece oltre 200 vittime e migliaia di feriti e distrusse l’area. Il governo del Libano allora in carica si dimise: da allora altri due primi ministri designati a formare un nuovo governo hanno rinunciato all’incarico. Lunedì 26 luglio è stato designato premier l’imprenditore Hajib Mikati, che non è riuscito a portare a termine l’incarico entro l’anniversario.

Il popolo libanese è sceso in massa al porto per chiedere conto a una classe politica insipiente e corrotta dell’indagine sull’esplosione, bloccata dall’immunità dei ministri allora in carica; della cronica scarsità di elettricità, carburante, cibo e medicine; e della pesante svalutazione della lira libanese, che ha reso carta straccia stipendi e pensioni.

Al porto hanno sfilato i parenti delle vittime e persone rese disabili dall’esplosione; i vigili del fuoco della caserma del porto, che contano dieci morti nelle loro fila; famiglie intere, movimenti, Ong, congregazioni religiose islamiche e cristiane, associazioni di categoria, l’intera società civile. Pesantissima l’assenza del governo, dimissionario, e di tutte le istituzioni politiche e governative.

Dopo il momento di silenzio e preghiera, mentre si celebrava una messa, un centinaio di persone hanno marciato verso il Parlamento, al grido di ‘Giustizia’ e ‘Thawra’, rivoluzione, un richiamo alle sollevazioni dell’ottobre 2019, l’inizio della crisi del Libano.

Libano - Beirut - porto - proteste
Protesters try to attack Lebanese Parliament in Beirut, Lebanon.  (Elisa Gestri/Sipa USA)

I dimostranti hanno forzato l’area di sicurezza e cercato di penetrare nel perimetro dell’edificio, tirando sassi e appiccando fuochi agli angoli dell’isolato; da dentro, forze di sicurezza hanno risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma. Risultato: circa 55 feriti, tra cui molti giornalisti e pure chi scrive, portata su un’ambulanza e trattata con la maschera ad ossigeno per aver respirato il gas (ma senza gravi conseguenze), a parte escoriazioni e lividi diffusi. Diversi dimostranti sono stati portati in ospedale.

Squadre di uomini in tenuta antisommossa hanno circondato Martyrs’ Square, adiacente al Parlamento, ma non si è arrivati allo scontro con i manifestanti. Mentre il buio calava e i feriti venivano soccorsi, la folla si è dispersa e la protesta s’è spenta da sola.

I media libanesi hanno di fatto ignorato l’accaduto, dando spazio alla celebrazione dell’anniversario, ma tacendo quanto successo dopo. Con i fatti di martedì il popolo del Libano e la classe politica si sono ulteriormente allontanati, separati da un muro invisibile ben più solido di quello del Parlamento.

Testo e foto di Elisa Gestri da Beirut