La Valle dell’Omo affoga nel deserto

14 Nov 2018 - Dal blog Le Acque Sottovalutate di AMIStaDeS

Capita spesso di vedere quelle bellissime foto di donne indigene con il volto dipinto, gli occhi scuri e la pelle ricoperta da curiose forme tribali. Capita di vedere foto di villaggi costruiti in modo a volte bizzarro, e anche se spesso non ci chiediamo neanche da dove vengano quelle immagini, anche se non ci chiediamo chi siano quelle donne, che lingua parlino e dove abitino davvero, probabilmente stiamo guardando le immagini delle donne della Valle Dell’Omo, una delle aree più remote del pianeta, esplorata solo alla fine dell’800.

La Valle sorge a sud dell’Etiopia, al confine con il Kenya, e quando la si guarda ci si accorge di qualcosa di maestoso che non si vede spesso nelle aree dell’Africa centro-orientale: il più grande lago permanente in un’area desertica al mondo, il lago Turkana, che con le sue esondazioni e la sua abbondanza di pesce rende viva la Valle.

Fra quelle fotografie, dal 2017 in poi, possiamo vedere anche un enorme diga sullo sfondo, la diga GIBE III, costruita dalla Salini Impregilo. La diga sorge sul fiume Omo, che corre per circa 800 chilometri per tuffarsi nel lago Turkana, nutrendolo delle sue acque per circa il 90%. GIBE III si erge a 450 chilometri dalla capitale dell’Etiopia, è alta 240 metri ed è la diga più grande nel continente africano.

Non possiamo, comunque, trascurare l’impatto ambientale che GIBE III comporta nell’area, impatto che il governo etiope ha tenuto segreto per due anni, dall’inizio della costruzione della diga nel 2008 fino al 2010. A livello strettamente umano gli effetti sono stati disastrosi; migliaia di persone sono state costrette a lasciare la loro terra. Nonostante non esistano studi affidabili a riguardo, si parla di circa 250 mila persone cacciate dalle loro case e impoverite dalla desertificazione dell’area. A soffrire maggiormente per questa situazione sono le popolazioni Kwagu, Bodi e Daasanech. La Salini Impregilo sostiene, in una nota scritta a Repubblica, che gli impatti diretti imputabili al progetto erano poco rilevanti e che problemi più importanti si erano riscontrati solo in 58 nuclei familiari.

A distruggere l’immagine delle stesse donne delle fotografie, che raccolgono i frutti delle esondazioni dell’Omo, ormai rallentato dalla costruzione della diga, la Valle servirà al progetto “Omo Kuraz” per la coltivazione intensiva di canna da zucchero al fine di produrre biocarburante, e queste piantagioni hanno bisogno di molta acqua, hanno più sete delle persone.

Per cosa era importante la Valle dell’Omo? Solo per il godimento dei turisti che vengono da lontano per vedere pitture tribali in corpi dimenticati dall’umanità? L’Etiopia si accinge a diventare il più grande produttore energetico dell’Africa, che venderà a caro prezzo il suo surplus energetico alle regioni vicine distrutte dalla siccità del lago Turkana.

Rebecca Reina, AMIStaDeS