La piazza del processo

1 Mar 2019 - Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Terza settimana del processo all’indipendentismo catalano a Madrid e due foto a raccontarla. La prima immagine è fuori dalle aule del Tribunal Supremo, fuori dalla capitale dello Stato. E’ in un tratto di strada nel cuore di Barcellona, fattosi piazza, davanti alla sede di Òmnium Cultural, nella mattina di un giorno feriale, ove oltre un migliaio di persone è accorso ad ascoltare la deposizione di Jordi Cuixart davanti ai giudici, trasmessa in diretta attraverso un mega-schermo. E alla fine della giornata, l’associazione che Cuixart presiede, sarà cresciuta in appena 24 ore di oltre 4.000 soci. Il secondo scatto, invece, è dall’interno del tribunale, quando la sindaca Ada Colau, che non è indipendentista, citata come testimone, lamenta che Cuixart e gli altri imputati stiano in carcere, “perché se stanno qui per l’1 di ottobre, allora dovremmo esserci in milioni di persone”.

Tre settimane di dibattimento con le arringhe della difesa e dell’accusa, gli interrogatori delle 12 persone imputate dei delitti di ribellione, sedizione, disobbedienza e distrazione di fondi pubblici che ne hanno visto crescere la leadership e le testimonianze dei politici, tra cui Mariano Rajoy e mezzo governo che gestì il commissariamento delle istituzioni catalane attraverso l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. E quello che si è potuto apprezzare finora è una pubblica accusa non ben preparata sugli atti istruttori, di cui si percepisce l’ignoranza sulla situazione catalana e che più in generale non ha idea di come si organizzi una manifestazione di massa.

In evidente difficoltà nel dimostrare il presupposto del delitto di ribellione, perché ogni video, ogni tweet che si riferisce all’autunno catalano rinvia al carattere pacifico del movimento. Gli osservatori internazionali che seguono il processo si stupiscono per la sua carica politica, perché i fatti contestati non vanno molto oltre l’esistenza di alcuni veicoli della Guardia Civil danneggiati nel corso di una manifestazione di decine di migliaia di persone e non si apprezza l’esistenza di prove a sostanziare le accuse. Ma questo non vuol dire che il pubblico ministero rinunci a riaffermare il suo impianto accusatorio.

Il processo trasmesso in diretta dalle televisioni e dalle radio pubbliche e private in Catalogna sta facendo battere ogni record di audience. Non così nel resto della Spagna. La televisione pubblica spagnola lo trasmette solo nell’area catalana, nel resto dello Stato l’unico sistema per seguirlo integralmente è per streaming. Non c’è un gran coinvolgimento della stampa e dell’opinione pubblica spagnole, complice anche la pre-campagna elettorale per le generali del 28 aprile. Anche se la Catalogna continua a esserne l’argomento centrale.