Incendi: un pompiere dall’Europa

19 Ago 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

25 luglio: 74 morti. 3 agosto: 91 morti. 11 agosto: 94 morti. Le fiamme si sono spente da tempo in Attica, ma continuano a mietere vittime negli ospedali. Come dopo ogni tragedia, dita si alzano per cercare un colpevole su cui puntare. Il 3 agosto si è dimesso Nikolaos Toskas, ministro greco per l’Ordine pubblico e la Protezione civile, e il 6 agosto lo ha seguito Yiannis Kapakis, segretario generale della Protezione civile.

Si guarda ai piromani come responsabili: i roghi, divampati in punti diversi e lontani tra loro, potrebbero essere stati un valido strumento per ‘liberare spazio’ e permettere così di edificare nuovamente su terreni redditizi, vicini al mare e alla capitale.

Oltre ai colpevoli, in questi giorni si è tentato di individuare le cause. Assenza di piani di evacuazione, servizi pubblici disorganizzati e case costruite abusivamente in mezzo ai pini che hanno ostruito le vie di fuga e l’accesso al mare: tutti problemi risolvibili con la prevenzione.

Un ruolo decisivo nella catastrofe è da imputare ai cambiamenti climatici. Le estati diventano più calde, gli sbalzi di temperatura più violenti, il tempo imprevedibile. Spesso ignorati e sottovalutati dai governi, questi creano le condizioni perché una scintilla diventi un rogo capace di divorare più di venti chilometri quadrati, non solo in Attica. Aridità e siccità hanno preparato il combustibile ideale e i forti venti di burrasca hanno sospinto le fiamme in avanti.

Qualcuno ha addossato la responsabilità all’Unione europea: l’austerity degli anni precedenti e il conseguente impoverimento avrebbero determinato il taglio alle risorse da destinare ai Vigili del Fuoco e perciò una minore efficienza. Considerando la congiunzione degli altri fattori, però, forse anche con più agenti la situazione sarebbe migliorata di poco.

L’Ue ha invece mostrato solidarietà ed efficienza. I Paesi membri, che già avevano assistito la Svezia, si sono attivati anche per la Grecia con il Meccanismo europeo di Protezione civile, tramite il quale le organizzazioni della Protezione civile dei vari Paesi sono in contatto diretto tra loro e si sostengono a vicenda su base volontaristica. Tutti i 28 Stati Ue ne fanno parte; e vi si aggiungono Norvegia, Islanda, Montenegro, Serbia, Macedonia, Turchia e Liechtenstein. Basato sul principio di sussidiarietà, il Meccanismo può attivarsi solo in coordinamento con lo stato richiedente e solo su esplicita richiesta di questo.

Il 24 luglio la Grecia aveva invocato gli aiuti internazionali e le Protezioni civili degli stati membri, senza doversi districare eccessivamente tra le maglie dalla politica, sono state in grado di garantire un’assistenza adeguata in tempi brevi. Canadair, fondi e pompieri sono partiti da tutti gli angoli dell’Europa fin dalle prime ore della crisi: una piccola dimostrazione di come l’Europa sia anche un supporto, e voglia e possa aiutare.

Eleonora Artese