Immigrazione: le scelte dell’Italia dopo il Covid e il nuovo Patto Ue

27 Feb 2021 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Sarebbe bello che il nostro diventi, oltre che un Paese capace di realizzare i sogni delle nuove generazioni – come dice il premier Mario Draghi -, un Paese che possa realizzare i sogni di tutti coloro che lo scelgono come propria Patria. Ma ciò è possibile? La Ue e il nuovo Governo del premier Draghi stanno provando a rispondere a questa domanda, anche sul fronte immigrazione.

La cosa certa è che il Covid ha modificato la quotidianità di tutti i Paesi, a livello globale. Tutta la società in ogni suo tassello ne è stata investita e lo sarà ancora a lungo. E la pandemia sta avendo effetti più devastanti sui sistemi nazionali più vulnerabili. I flussi migratori e le dinamiche di integrazione ed emarginazione sono stati investiti e ne subiranno gli effetti a lungo, in modo radicale e probabilmente duraturo.

Nell’Italia stravolta dalla pandemia, come si pone il tema dell’immigrazione? Si sta parlando dell’attuazione del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo Ue voluto dalla Commissione nello scorso settembre. I documenti acclusi alla comunicazione della Commissione, ‘Nuovo Patto sulle migrazioni e l’asilo’, contengono, fra l’altro, una tabella di marcia per l’attuazione del nuovo Patto e ne specificano i contenuti.

Si dovrebbe cercare di trovare soluzioni e dare risposte trasversali e sinergiche, basate sui principi dei co-benefici: agire simultaneamente su più settori critici, in modo coordinato.

Il nuovo premier ci ha fatto riflettere che occorre rafforzare l’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. E’ fondamentale nella sua visione la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati. Gli ultimi dati statistici disponibili da fonte Ue sui richiedenti asilo e sugli attraversamenti irregolari delle frontiere nel 2020 mostrano una riduzione di circa il 33% della domande d’asilo nei primi dieci mesi del 2020. Ridotte sono state anche le richieste di asilo in arretrato: a fine ottobre 2020 erano il 15% in meno rispetto al 2019.  Statistiche che la Commissione si assume il compito di aggiornare ogni trimestre.

Annamarzia Del Porto