Haiti, dalla perla nera un tocco di Chanel

18 Feb 2019 - Con-te-sto di Maria Laura Conte

Port-au-Prince? E dove si trova?”: strabuzza gli occhi l’hostess al check-in di un aeroporto internazionale mentre prepara la carta d’imbarco per il volo su Haiti, inquietando un filo chi è in partenza. Certo non è la destinazione più glamour, ma sul mappamondo ha la sua dignità. Se non altro perché negli ultimi anni è uscita dall’ombra mediatica per un terremoto che ha ucciso 222.517 persone (2010), un’epidemia di colera, l’uragano Matthew (2016), abusi di enti internazionali e dalla scorsa estate le proteste scaturite dallo scandalo Petrocaribe: la promessa di investire in sviluppo i fondi risparmiati da un acquisto a prezzi agevolati concessi dal Venezuela di Chavez è stata tradita. Un dossier della Corte dei Conti ha documentato che quei soldi sono finiti altrove e ha innescato di nuovo manifestazioni in piazza, blocchi stradali, sassaiole, chiusura a singhiozzo di aeroporti, del confine con Santo Domingo, delle ambasciate. Negli ultimi giorni diverse ong hanno evacuato completamente lo staff di espatriati, e anche la Ue e le agenzie Onu hanno richiamato parte dei funzionari.

L’insicurezza è il pane che mettono sotto i denti gli haitiani oggi: l’inflazione è oltre il 15%, la svalutazione costante della moneta nazionale sul dollaro fa salire i prezzi dei prodotti di prima necessità importati, la mancanza di elettricità, di lavoro, di cibo disintegra speranze. La rabbia sfibra i progetti di ripartenza, conduce a derive violente, a omicidi sulla strada. E cresce man mano che gli haitiani realizzano che gli aiuti milionari che piovono su Haiti (l’ultimo dall’Ue, lanciato nei giorni scorsi sul quotidiano Le Nouvelliste, che ha destinato 100 milioni per sconfiggere la fame) non impattano dove e come dovrebbero. “Kot kob Petro Caribe a? Dove sono i soldi di Petrocaribe?” ha chiesto la popolazione al presidente Moïse. Lui tace, la folla gli chiede di dimettersi.

Haiti è questa: una perla nera che a volte trema, parla creolo e francese nel cuore delle Americhe, con 10 milioni di abitanti che portano visibile sul volto la fierezza di essere stati i primi a liberarsi dal dominatore bianco. Faticano a guadagnarsi uno sviluppo duraturo, ma non cedono. Alzano la testa, occupano. Ora chiedono verità e nuovi governanti. Illusi esasperati o combattenti resilienti? Chi lo può stabilire? Ma soprattutto, che cosa stanno dicendo al resto del mondo distratto?

Intanto una rivincita quest’isola dei Caraibi se la prende ogni giorno, segretamente. Haiti è trai primi esportatori di vetiver nel mondo: la sua radice assicura l’ingrediente decisivo per Chanel 5. Nella stagione giusta, dagli alambicchi dei laboratori che trattano il vetiver, l’essenza del profumo francese evade, inebria e fa girar la testa. Le zolle di questa terra alluvionata, terremotata e corrotta dagli uomini, nutrono quella che sembra un’erbaccia e che, invece, alla fine “veste” le donne più chic di ogni angolo del pianeta. Loro non lo sanno, ma sono in debito con la perla nera. Anche se qualcuno la smarrisce sulla mappa.