Gestione emergenze e vulnerabilità

8 Feb 2019 - Dal blog Rischi ed emergenze di CSLI Italia

La maggior attenzione verso i disastri ambientali e sociali ha portatoall’affinamento delle ricerche sul tema in ambito di sociologia dei disastri e gestione delle emergenze. Le esperienze dei sismi tettonici in Italia, quelle dei flussi migratori nel Mediterraneo, gli incendi in Australia hanno portato a una convergenza tra i due filoni di studio. Molti hanno parlato di ricontestualizzazione della politica dei disastri e della crescente vulnerabilità.

Su quest’ultimo aspetto, la sociologia dei disastri aveva già suggerito un incremento della complessità delle interrelazioni da considerare nella gestione delle emergenze. Alcune configurazioni di fattori non solo predispongono maggiormente ai disastri, ma incrementano direttamente la vulnerabilità dei territori: per esempio, effetto serra e inquinamento dei suoli.
Altri fattori collaterali sono alcuni tipi di urbanizzazione e di infrastrutture; scarsa informazione; interventi sanitari inadeguato; scollamento tra istituzioni e popolazioni; mancata ricostruzione degli insediamenti con criteri fortemente innovativi.

Interdipendenza, quindi, di fattori geo-ambientali, sociali, politici, economici e tecnologici, ma anche strumenti teorici più appropriati per misurare i rischi e rilevare gli aumenti di vulnerabilità nei sistemi complessi.
Si pensi all’apporto delle tecnologie spaziali integrate col Geographic Information System (Gis) che consentono di monitorare lo stato degli insediamenti e di realizzare previsioni sul futuro.

Una gestione delle emergenze non calata nelle specificità territoriali, rigidamente attuata, o non attenta agli effetti di medio-lungo periodo aumenta la vulnerabilità delle aree quando si verificano alcune condizioni.

Per esempio, quando si realizzano interventi parziali; si rinforzano convinzioni di presunta sicurezza che inibiscono risposte efficaci alle emergenze, accrescendo la dipendenza da scelte, informazioni e risposte eterodirette; si iper-tecnicizza la risposta alle emergenze senza coinvolgere popolazione e operatori, ignorando possibili modifiche ai modelli adottati. Oggi, nonostante una maggior mole di studi, simulazioni e tecnologie, la vulnerabilità sembra in aumento, e la sua riduzione in alcune aree risulta al di sotto delle attese o nulla.

La sociologia ha evidenziato che resilienza e riduzione della vulnerabilità non sono ottenibili solo con modelli di management più complessi e tecnologici. Quando applicazioni pratiche, idee e tempi d’azione non procedono congiuntamente, rinforzando le connessioni tra attori sociali e tecnici, e le scelte economiche e politiche non convergono, la vulnerabilità ai disastri aumenta.

Antonio Virgili, presidente nazionale del Corpo italiano di San Lazzaro