Fact checking: la Diciotti e i migranti

17 Set 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Il caso Diciotti e le complesse dinamiche europee conseguenti hanno reso il già controverso tema della migrazione uno degli argomenti più frequenti nelle dichiarazioni pubbliche della scorsa estate. Non sempre nel rispetto della verità. Prendiamone in esame alcune.

– […] Ma senza la mia autorizzazione, dalla Diciotti non sbarca nessuno, se ne facciano una ragione. (Matteo Salvini, 24 agosto 2018) – E’ una delle tante dichiarazioni con cui il ministro dell’Interno ha riaffermato la propria volontà di vietare alle persone a bordo della Diciotti di sbarcare sul suolo italiano. Ma il 26 agosto tutti i migranti, che già si trovavano, essendo su una nave della Guardia costiera italiana, sotto giurisdizione italiana, sono sbarcati a Catania

–  “O l’Europa decide seriamente di aiutare l’Italia in concreto, a partire ad esempio dai 180 immigrati a bordo della Diciotti, oppure saremo costretti […] a riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare” (Matteo Salvini, 19 agosto 2018) – Queste parole del ministro dell’Interno prospettano una minaccia in realtà inattuabile, perché in aperto contrasto con il diritto internazionale. Secondo il “divieto d’espulsione e di rinvio al confine” (art. 33 Convenzione di Ginevra del 1951), nessuno Stato contraente può respingere un rifugiato in territori pericolosi per la sua vita o la sua libertà. E la Libia è considerata dai giudici internazionali un “Paese non sicuro”.

Le due dichiarazioni citate sono entrambe di Salvini, ma il ministro dell’Interno non è stato l’unico a rilasciare dichiarazioni di dubbia veridicità sul caso Diciotti. Ad esempio:

– “[…] L’Ue ora si faccia avanti e apra i propri porti alla solidarietà, altrimenti mostrerebbe di non avere più motivo di esistere.” (Danilo Toninelli, 19 agosto 2018 – Facebook) – Nel post appena citato, il Ministro dei Trasporti chiama in causa l’Ue affinché trovi una soluzione al caso Diciotti, seguendo una linea condivisa anche dalla Farnesina, che in un comunicato stampa dello stesso giorno si è appellata ai “principi […] concordati al Consiglio europeo di giugno 2018”. Ma la richiesta è stata indirizzata al soggetto sbagliato: infatti l’Ue non può intervenire se non in virtù dei poteri attribuitile dagli Stati membri (art. 5 del Trattato dell’Unione europea). Il riferimento al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno è del tutto inappropriato: proprio in quella sede i 27 hanno stabilito che la redistribuzione dei migranti dovrà avvenire “unicamente su base volontaria”.

Ecco tre dichiarazioni inesatte o prive di riscontro nella realtà. Il fatto che a pronunciarle siano stati dei ministri mostra come la carica istituzionale non costituisca un valido antidoto alle fake-news.

Maria Teresa Gasbarrone