Cittadini!, raccontate ai figli l’Erasmus

23 Mag 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Le elezioni europee sono alle porte: domenica 26 maggio i cittadini italiani saranno chiamati alle urne. La campagna elettorale è accesa. Le forze politiche si fronteggiano duramente, soprattutto i membri di questa strana maggioranza: non si contano gli attacchi che i rappresentanti del governo quotidianamente si sferrano tra loro. Un continuo botta e risposta, difficile da seguire anche per l’osservatore più attento.  Un gioco al massacro dal quale non si sottraggono neanche le opposizioni.

erasmus - cittadini - elezioni europeeMonopolizzato da sterili, a volte anacronistiche ma più spesso autoreferenziali questioni, il dibattito pubblico rimane orfano di quello che dovrebbe essere il tema centrale: l’Europa.  Si parla di tutto, tutto tranne che di programmi. Questo certamente non deve sorprendere. Da quando per la prima volta i cittadini sono stati chiamati ad eleggere i propri rappresentati al Parlamento europeo, le “europee” sono sempre state interpretate come una sorta di referendum sul governo in carica. Con il rischio di svilire l’importanza del voto per la sola istituzione dell’Unione eletta direttamente dai cittadini.

In linea con il passato, anche in questa tornata elettorale è mancato un dibattito serio sull’Europa: un’assenza tematica rintracciabile in tutte le forze politiche. Oggi, però, risulta più evidente l’esistenza di un elettorato più attento, curioso di conoscere, discutere e dibattere di Europa: cittadini che vivono l’Europa, vogliosi di conoscere le varie proposte politiche.

Basti pensare alla cosiddetta generazione Erasmus: i tanti universitari che partecipano o hanno partecipato al programma europeo più amato. Parliamo di centinaia di migliaia di italiani che, negli oltre trent’anni del programma, hanno aderito all’Erasmus: ragazzi che non vedono l’Europa come qualcosa di astratto, lontano ma come un pezzo della propria quotidianità, del proprio vissuto.

Si potrebbe controbattere che questa rimane una piccolissima minoranza, un numero trascurabile rispetto alla popolazione complessiva. Certamente. Sarebbe comunque un errore considerare la ‘generazione Erasmus’ in senso restrittivo. Quanti sfruttano le libertà offerte dall’Unione europea, le apprezzano, viaggiano senza confini, parlano più di una lingua? Un numero difficilmente calcolabile; un bacino elettorale che certamente andrebbe considerato e –  perché no – corteggiato.

Tutti questi cittadini, orfani di una seria offerta politica, mostrano difficoltà ad orientare le proprie scelte elettorali. Non sorprenda se, purtroppo, una parte di questi elettori decide di rimanere comodamente nella propria case, disertando l’importante appuntamento. Con grave danno per tutta la collettività.

Oreste Sacco