#Europarole, meglio dirlo in italiano?

21 Mar 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Giornata all’insegna della trasparenza, martedì 12 marzo, nella sede del Dipartimento per le Politiche europee: in occasione della Settimana dell’Amministrazione aperta 2019, viene lanciata l’iniziativa #EuroParole. Nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – presenti linguisti, docenti, giornalisti, traduttori- si svolge un dibattito sulla trasparenza e la comprensibilità di alcuni termini chiave delle istituzioni e delle procedure europee.

L’intento dell’iniziativa è quello di individuare delle #EuroParole che consentano una comprensione più facile e più diretta di concetti spesso lontani dal sentire comune: Fiscal Compact, Quantitative Easing, Hotspot e Geoblocking sono alcuni dei 18 termini presi in esame nel progetto che ha come fine una loro corretta traduzione in italiano.

Secondo Stefano Polli, vice-direttore dell’ANSA, questo processo espone, però, al rischio di una eccessiva semplificazione dei concetti. Intervenendo nel dibattito, Polli sottolinea come alcune espressioni risultino più efficaci se riportate in altre lingue e sostiene che per avvicinare il linguaggio «burocratese» dell’Unione al linguaggio quotidiano sia necessario creare uno spazio di dialogo condiviso e che ciò sia possibile solo con l’assimilazione di questi concetti. Il vice-direttore dell’ANSA incoraggia i professionisti dell’informazione a spiegare dettagliatamente i temi e le dinamiche di politiche e istituzioni europee e i cittadini a informarsi meglio per divenire realmente partecipi della vita dell’Ue.

«Parlare chiaro, in Europa, qualche volta vuol dire parlare sbagliato»: Giampiero Gramaglia, direttore di AffarInternazionali.it, invita i giornalisti a essere più determinati nello spiegare, perché ­capita che parole che in italiano significano una cosa in Europa ne vogliono dire un’altra. Da qui la necessità, per il giornalista, di creare formule che chiariscano concetti troppo spesso fraintesi.

In un paesaggio pluralista come quello dell’Unione europea, emerge chiaramente la necessità di migliorare la trasparenza dell’informazione, ma allo stesso tempo di ripensare il linguaggio come un accordo, un compromesso che vede i suoi termini in costante mutamento. L’iniziativa #EuroParole, pur se ristretta a un aspetto linguistico e lessicale del rapporto Unione-cittadini, rappresenta un passo in avanti simbolico nel percorso di avvicinare le istituzioni europee a una nuova modalità di auto-rappresentazione.

L’invito al dibattito, rivolto anche ai numerosi studenti universitari presenti nella Sala Monumentale, è indice dell’auspicio di creare uno spazio per il discorso europeo all’interno del percorso formativo universitario.

Alice Recine

Adriano Maggi