In e-Estonia “non c’è vita senza internet”

27 Nov 2017 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Sfido un italiano qualsiasi a dire di non essersi mai lamentato della burocrazia. Vi sorprendereste nel sapere che, se lanciassi la stessa sfida nella fredda Estonia, qualcuno avrebbe difficoltà a ricordare che cosa la burocrazia sia. La e-Estonia, infatti, vanta la Pubblica Amministrazione più digitalizzata d’Europa: un cittadino estone può fare qualsiasi cosa avendo a disposizione la propria ID card e uno smartphone.

Ma non finisce qui. Nel dicembre 2014 il governo estone ha introdotto una novità assoluta in Europa, la e-residency, guadagnando il sesto posto mondiale tra i Paesi più start-up friendly. Senza troppi sforzi (gli investimenti sono stati esigui), l’Estonia ha aperto la residenza anche agli stranieri. Il motivo? Più cittadini, più economia. In cambio, gli imprenditori hanno bassi costi di avvio e gestione, amministrazione remota, burocrazia minima, sistema fiscale chiaro, inclusione nel sistema giuridico europeo e, di conseguenza, maggiore affidabilità.

L’esportazione del modello estone è stato uno dei principali punti del programma che l’Estonia ha seguito nel suo periodo di presidenza al Consiglio dei Ministri dell’Ue (che si chiuderà il 31 dicembre), permettendo alla Repubblica baltica di ricordare ai 27 l’urgenza di una “rivoluzione digitale”.

Ne ho parlato con Priit, 27 anni, lavoratore, ed Arthur, 26 anni, musicista, estoni doc e ‘figli’ del processo di digitalizzazione. Entrambi concordano sul potere di semplificazione del digitale, anche se la tradizione culturale di alcuni Paesi potrebbe ostacolarne la conversione.

Sulla residenza digitale le opinioni sono contrastanti: mentre per Arthur rappresenta una risorsa per migliorare la situazione economica “marginale” del suo Paese, per Priit è solo una facilitazione per gli imprenditori stranieri.

Nessuno sembra invece preoccuparsi dei rischi legati all’evasione fiscale ed alla criminalità, portati alla luce in seguito alla Brexit e allo scandalo dei Panama Papers: “Grazie agli e-services siamo tutti tracciati, impronte digitali comprese. Nascondersi è difficile”, dice Priit.

Sull’annunciata criptovaluta, i ragazzi non vedono alcuna grande novità: “Unico vantaggio potrebbe essere quello di aumentarne il valore”, dice Arthur; mentre per Priit “il denaro cartaceo non esiste già più, il Bitcoin è davvero necessario?”.

Meno sprechi (di tempo e denaro) e tanta comodità dunque. “Eppure, mi rendo conto che la mia vita si fermerebbe senza Internet”, confessa Priit . Sul fatto che l’Estonia sia già un passo avanti, entrambi sembrano concordare: “Miglioreremo sempre più i nostri servizi digitali, rimanendo un esempio per l’Ue”, dice Priit. “Se diventeremo pionieri della rivoluzione digitale? Lo siamo già”, chiosa Arthur.

Sara Corrieri