Corruzione: il Danubio non è più blu

18 Gen 2019 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Secondo corso d’acqua più lungo d’Europa, il Danubio scorre, schönen e blauen nel titolo del
celebre valzer di Johann Strauss, nell’area continentale più colpita dalla corruzione. Ogni anno a
livello globale, stimano le Nazioni Unite, un fiume di denaro pari al 5% del Pil mondiale finisce in
tangenti (un miliardo di dollari) e sotto altre (mentite) spoglie (2,6 miliardi). “La corruzione genera più
corruzione e favorisce una cultura corrosiva dell’impunità”, ha affermato il segretario generale dell’Onu
Antonio Guterres lanciando la campagna #UnitedAgainstCorruption, a sostegno di quanto sancito nella
Convenzione di Merida (2003) e con l’istituzione della Giornata internazionale contro la corruzione
(dallo stesso anno, ogni 9 dicembre).

Rischio di sfiducia nella democrazia
Un monito inascoltato nell’Europa centro-orientale: dalla Croazia (57° posto) alla Romania (59°),
fino alla Bulgaria (ultima nell’Ue, 71°), stando all’indice sulla corruzione percepita di Transparency
International (2017). Fenomeni corruttivi minano la credibilità di istituzioni e classi dirigenti,
esacerbando il malcontento popolare: i cittadini di Repubblica Ceca (12%, nell’indice al 42° posto),
Ungheria (14%, al 66°) e Slovacchia (18%, al 54°) sono i più sfiduciati circa la possibilità di
miglioramento della situazione.

Uno studio dell’istituto tedesco IW, mostra un correlazione tra livelli
di corruzione e supporto democratico: nell’Est europeo, oltre ad un aumento dei ‘pagamenti non
ufficiali’ verso i pubblici uffici – effettuati ‘qualche volta’ dagli intervistati, passati dal 5,7% (2006) al
9,4% (2016) –, si indebolisce la fiducia nel sistema politico democratico, con una forbice ampia di
cittadini sfiduciati dall’Ungheria (60%) alla Slovacchia (37%, il peggiore tra i Paesi Ue).

Differenze nazionali, diffidenze europee
All’iniziativa Onu risponde (solo) l’Ue. Lanciata nel 2017, di durata triennale, l’iniziativa dell’Unione
europea contro la corruzione in Ucraina (EuAci) mira a supportare le politiche in materia
attraverso il supporto degli enti governativi. Nel frattempo, sul versante ovest dei Carpazi, molti
Stati membri derogano sulle garanzie minime proprie di uno Stato di diritto – Polonia e Ungheria,
già deferite dalla Corte di Giustizia Ue, mentre la Romania resta ‘osservata speciale’ -.

Su quest’ultima, il presidente della Commissione europea Juncker si è pronunciato più volte, invitando
il governo romeno “a risolvere le controversie politiche interne”. L’onda lunga delle proteste
popolari contro le norme ‘salva-corrotti’, approvate, lo scorso giugno, dal Parlamento di Bucarest,
agitano il Paese che, da gennaio, ha assunto la presidenza di turno dell’Ue. Una cabina di regia
criticata da più parti, alle prese con un semestre che si prospetta turbolento su molti dossier. La
corruzione è, tra questi, un tema di indifferibile urgenza.

Michele Valente