Coronavirus, oltre 250 mila vittime, Biden chiede coordinamento

19 Nov 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Il presidente eletto Joe Biden sollecita “un coordinamento” al presidente in carica Donald Trump, almeno sul fronte della lotta alla pandemia: “E’ importante che ci sia ora, o il più rapidamente possibile, perché altrimenti molte persone ancora moriranno”. L’appello di Biden cade quando, negli Usa, le vittime superano le 250.000 ed echeggia considerazioni di Anthony Fauci, il virologo in capo della task force anti-Covid della Casa Bianca.

Intervenendo a un evento virtuale agli operatori del settore sanitario, Biden, che ha già installato una sua task force, ha lamentato la mancanza di transizione anche sul fronte pandemia: “Non ci fanno accedere a quello di cui avremmo bisogno”, ha denunciato.

Negli Stati Uniti, secondo i dati della Johns Hopkins University, i decessi da coronavirus erano oltre 250.500, alla mezzanotte di ieri sulla East Coast, e i contagi superavano gli 11.527.000. L’Unione, che ha meno del 5% della popolazione mondiale, rappresenta circa il 20% dei decessi e dei contagi mondiali, rispettivamente oltre 46 milioni e quasi 1.350.000.

Ma dalla Casa Bianca, dove Trump continua a restare asserragliato, e dove alterna – riferiscono fonti a lui vicine ai media – momenti di frustrazione a scatti d’ira e desideri di rivalsa, non vengono segnali concilianti. Nei suoi tweet il magnate presidente ribadisce: “”Ho vinto le elezioni … Frodi ovunque nel Paese”; e allega un articolo del New York Times in cui si dice che Trump ha avuto quest’anno 10,1 milioni di voti in più rispetto al 2016 (ma Biden ne ha avuti oltre 15 milioni in più di Hillary Clinton).

Il presidente – racconta chi gli è vicino – passa le giornate davanti alla tv, sui social, leggendo giornali e meditando sul suo futuro. In un clima sempre più cupo, ogni tanto chiama a raccolta consiglieri e collaboratori per pianificare tutto ciò che possa ostacolare la transizione e la futura Amministrazione Biden.

A Wilmington, nel Delaware, il presidente eletto continua a comporre la sua squadra e ha contatti con leader di tutto il Mondo. Ieri ha scelto chi guiderà il team che dovrà assicurare la conferma delle sue nomine in Senato: Jen Psaki, ex direttrice della comunicazione nella Casa Bianca sotto Barack Obama. Le difficoltà della Psaki varieranno in funzione dall’esito dei ballottaggi in Georgia  del 5 gennaio, che decideranno se il Senato resterà in mano ai repubblicani o sarà invece controllato dai democratici (se li vincono entrambi).

Segnali distensivi sono ieri venuti dall’Iran: in un’intervista, il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif ha detto che, se la nuova Amministrazione Usa deciderà di tornare nell’accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa), l’Iran riprenderà “automaticamente” e “rapidamente”, senza necessità di ulteriori negoziati, a rispettare interamente gli obblighi derivantile dall’intesa.

Rispetto ad altre decisioni di politica internazionale dell’Amministrazione Trump, come l’uscita dagli Accordi di Parigi sul clima o dall’Oms, una marcia indietro sul nucleare iraniano appare, però, più problematica per l’Amministrazione Biden, che potrebbe incontrare ostacoli in Senato.

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