L’Italia mette l’accoglienza dei migranti in lockdown

18 Apr 2020 - Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

L’emergenza Covid-19 in Italia non ha fermato, se non nella percezione, la crisi dei migranti. La pandemia aggrava situazioni complesse, come nel caso degli stranieri in accoglienza nel Paese, e rischia di peggiorare le condizioni già precarie di questo sistema.

Ad oggi sono circa 84 mila gli stranieri sul territorio italiano in accoglienza tra hot spot, centri di accoglienza e Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati), cui vanno aggiunti quanti accolti nei diversi centri informali. Qui, le condizioni raramente consentono di garantire misure di sicurezza e norme igienico-sanitarie atte ad evitare la diffusione del coronavirus; e il personale sanitario nelle strutture è insufficiente.

In attesa di una risposta europea a questa ed altre situazioni analoghe ( come in Grecia ), il Ministero dell’Interno ha recentemente cercato di tracciare delle “linee comuni” con gli altri Ministeri dell’Interno europei, lavorando “ in modo da avere sempre presente il principio di solidarietà europea”.

I campi di accoglienza nell’Ue: free pass al virus?
Nella panoramica europea, l’Italia non è il solo Paese a vivere questa crisi. I campi sulle Isole dell’Egeo continuano a essere in condizioni insostenibili, che possono favorire la diffusione del virus.

In Grecia, sono circa 42 mila le persone che vivono in situazioni di accoglienza, anche informale, prive di servizi igienici, mascherine o altri presidi sanitari. Il governo greco sta pianificando il trasferimento dei migranti in dimore a norma, com’è stato prospettato in una riunione della commissione Libe del Parlamento europeo il 2 aprile.

Il Governo francese ha messo in isolamento la Giungla di Calais e pianifica di trasferire le 2.100 persone che ci vivono. I migranti sono contrari al trasferimento, come afferma un sedicenne del Sudan citato da The Guardian: “Se siamo dislocati in questi centri non sappiamo cosa ci accadrà (…) Nei campi siamo più sparpagliati, se andremo nei centri saremo più ammassati, quindi più a rischio.”

Alcuni Paesi, come Regno Unito, Spagna e Belgio, hanno rilasciato i migranti in stato di detenzione; altri, come gli Stati Uniti , hanno cavalcato l’onda del coronavirus per bloccare l’accesso alle frontiere. Diversamente, il Portogallo ha preferito allargare temporaneamente i diritti di cittadinanza agli immigrati, affinché abbiano la stessa assistenza sanitaria dei cittadini; in Italia si moltiplicano gli appelli a seguire l’esempio portoghese.

Al momento, la priorità rimane la messa in sicurezza di tutte le persone e le realtà più vulnerabili, come minori e malati, perché se il virus dovesse arrivare nei campi le conseguenze sarebbero difficili da gestire.

A cura di Martina Marignani ed Erika Olimpio