CcK: non sempre è oro quel che luccica

10 Giu 2019 - Dal blog Tenemos que contar di Carmen Baffi

Il Centro Culturale Kirchner, (CcK), nel centro di Buenos Aires, è un palazzo incredibile. Un luogo storico e moderno allo stesso tempo. Per scattare la foto con un cellulare serve allontanarsi di molto per quanto è grande. L’incarico della sua costruzione, nel 1886, era stato affidato all’architetto italiano Francesco Tamburini, ma il lavoro da fare era così vasto che lasciò l’incarico del progetto al francese Nolbert Maillart. È tutto bianco, nella parte superiore si spezza la linearità col grigio e una mansarda completamente di vetro, sempre scuro. All’epoca, era il Palazzo del Correo Nacional (le nostre Poste Italiane). E non fu solo utile per i collegamenti l’invio di lettere e pacchi, fu importante anche per facilitare le strategie militari al tempo dei colpi di stato e della militanza politica contro il Governo.

Argentina - Buenos Aires - CcKDal 2015 è il più grande centro culturale dell’America Latina. Al terzo piano, c’è anche la sede di Radio Nacional, la radio della Nazione. Dentro sembra tutto perfetto, ma da fuori si sentono dei tamburi, gente urlare il nome di Hernan Lombardi, il ministro della Comunicazione pubblica. È la protesta dei lavoratori della radio che sta dentro il CcK.

Daniel, un impiegato amministrativo, racconta che da due anni ricevono lo stesso stipendio, senza aumenti. Per loro la paritaria, che doveva essere applicata per via dell’inflazione crescente nel Paese su tutti gli stipendi dei lavoratori – assunti a tempo indeterminato e non, non esiste. “Il massimo responsabile di questa situazione è il ministro Lombardi, che va nelle radio pubbliche e su Canale 7, il canale della televisione pubblica argentina, a raccontare che si guadagna molto e che c’è molta più gente assunta di quella necessaria per lavorare e che quindi bisogna fare tagli sul personale. La legge paritaria serve per negoziare tra il lavoratore e lo Stato, in questo caso, e trovare un compromesso. Ma questo non si fa da due anni: lo Stato sta venendo meno alla legge”.

Nel 2014, infatti, la maggior parte dei settori lavorativi ha concordato aumenti salariali per periodi di 12 mesi, garantendo ai lavoratori di non rimanere vittime della crisi. Ma i mezzi di comunicazione nazionale non riescono a ottenere un confronto da molto tempo. Inoltre, questa situazione è poco conosciuta nel Paese, perché – a parte alcuni giornali, come Pagina12 – i media “non raccontano quello che sta succedendo realmente, quindi c’è un sacco di gente che lavora molte ore, in cambio di un salario di povertà: oggi il salario base perché una famiglia viva in maniera dignitosa è pari 27 mila pesos, mentre per un lavoratore di Radio Nacional è di circa 20 mila”, prosegue Daniel.

Pa scorsa settimana è stato firmato un aumento della paritaria del 2018 tra i sindacati e l’azienda per un 25%, che verrà applicato da gennaio prossimo. Mentre per il periodo maggio-dicembre dello scorso anno è stato ottenuto solo un bonus per volta. I lavoratori che stanno fuori da CcK non si accontentano. E come al solito, non sempre è oro quel che luccica. Nemmeno il palazzo più grande dell’America Latina.