Catalogna: Piazza Continua

28 Ott 2019 - Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Un intero fine settimana di piazza a Barcellona, quello appena trascorso: la manifestazione sabato pomeriggio dell’indipendentismo per la ‘Llibertat’ e la manifestazione unionista domenica mattina per la ‘concordia’, 350.000 persone secondo la Guardia Urbana la prima e 80.000 la seconda, anche se in entrambi i casi sembravano molte di più. Nel mezzo, diecimila giovani e ragazze, la sera, in piazza a tirare palline di plastica alla Policía Nacional in risposta alle loro pallottole di gomma. E poi, concentrazioni rapide in vari punti della città, convocate da piattaforme di cittadini che corrono sulle reti sociali.

E’ così da 15 giorni in tutta la Catalogna, nelle città e sulle strade viarie e ferrate, da quando è stata resa pubblica la sentenza contro la leadership indipendentista. Barcellona è percorsa quotidianamente da quattro cinque manifestazioni, cortei che s’intrecciano, si muovono paralleli o si susseguono: è una città in ebollizione. La prima settimana, di sera, ci sono stati scontri tra giovani manifestanti che hanno alzato barricate di fuoco e forze dell’ordine che hanno sparato pallottole di gomma: il bilancio centinaia di feriti, molti giornalisti, e la galera per una trentina di ragazzi incensurati. Anche sabato 26, la sera, violente cariche della polizia sui manifestanti che tiravano oggetti, abbattevano transenne; caroselli per le vie del centro e incidenti fino alle prime ore della notte.

Sono tornati i giovani e le ragazze in piazza, come non succedeva da tempo. Nell’indipendentismo non si vedevano dal 1 ottobre del 2017. Hanno voce propria e si danno spazi nuovi, oltre gli scioperi degli studenti. Rivendicano la loro alterità rispetto a un sistema che non garantisce il futuro e a una politica priva di prospettiva. Sono delusi, sono arrabbiati, sono figli della crisi economica e del conflitto con lo Stato spagnolo. Vogliono che al posto della prefettura della Policía Nacional in Via Laietana, luogo di torture dei dissidenti politici sotto la dittatura, nasca una biblioteca. Non è più solo un movimento per l’indipendenza, ma una lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale. Come in tante altre parti del mondo, in questo momento.

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato che in Catalogna “c’è stata una violenza d’impatto molto superiore a quella dei Paesi Baschi”, sollevando le critiche del mondo politico catalano e delle vittime degli attentati di Eta, che il terrorismo hanno conosciuto sulla propria pelle. Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez equipara l’indipendentismo catalano con l’estrema destra spagnola. I sondaggi, per le prossime elezioni del 10 novembre, non sembrano premiare questa deriva socialista tutta ordine e legalità. La  questione catalana avanza come uno tsunami. Considerarla una questione di ordine pubblico ne allontana la soluzione.