Brexit o no, l’europeo parla inglese

13 Nov 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Il trinomio delle lingue più parlate all’interno dell’Unione europea che, burocraticamente parlando, comprende ancora anche la Gran Bretagna, in fase di trattative per la Brexit, vede il tedesco al primo posto, il francese subito dietro e, sull’ultimo gradino del podio, l’inglese.

A fornire i dati è l’Eurobarometro della Commissione europea. Se si analizzano le statistiche, non bisogna stupirsi che non si trovi al primo posto l’inglese. La Brexit non centra. La diffidenza sta nella distinzione tra lingue parlate e lingue utilizzate. Ad esempio, tra quelle più parlate, l’italiano è quarto nell’Ue, mentre, secondo la classifica dell’Eurostat delle lingue più studiate in chiave lavorativa, scende di diverse posizioni, mentre l’inglese sale al primo posto – è studiato dal 95% dei giovani nei Paesi dell’Ue -.

In chiave lavorativa, stando ad una statistica di Page Personnel, il 79% delle aziende richiede l’inglese, il 13% il tedesco, il 4% il francese e appena il 2% lo spagnolo, quinta lingua tra quelle più parlate in Europa. L’aspetto curioso (ma ovvio), ora che la Brexit sarà effettiva, è che tutti noi europei, giovani in primis, studieremo la lingua di un Paese che non fa più parte dell’Ue ma che resta sempre la più richiesta dalle aziende come skill, data, spesso e volentieri, per scontata.

La ragione è, innanzitutto, storica perché, seppur l’idioma inglese nasca in un Paese non molto grande, rispetto ad altre Nazioni del mondo, per dimensioni e popolazione, le conquiste operate ne hanno permesso la diffusione capillare: l’inglese è l’unica lingua parlata in tutti e cinque i continenti, almeno in una Nazione.

Ed è anche la lingua ufficiale del Paese più influente al mondo, gli Stati Uniti, e, di conseguenza, è la più utilizzata negli affari e nel commercio internazionale. Che sia la più studiata l’abbiamo già detto; ed è anche la più parlata su internet e sui social media, molti dei quali sono nati in inglese (Facebook e Instagram per citarne due).

Insomma, di fronte a una diffusione del genere, non è possibile fare inversione di marcia, nonostante la Brexit, con tutto quello che comporta, conduca in un’altra direzione.

E poi la lingua è mutevole, si mischia ed è completamente inserita, ad esempio nell’italiano: certe formule, strutturali e semantiche, fanno ormai parte del nostro abituale linguaggio e non possiamo liberarcene, mentre, per globalizzazione e comodità, perdiamo sempre più sinonimi e parole ricercate del nostro idioma. Nonostante migliaia di giovani, studenti o lavoratori, salgano ancora su aerei per Londra e altre città del Regno Unito, il numero di europei nion britannici residenti in Gran Bretagna (nel 2015 circa tre milioni) continua a diminuire. Un senso di incertezza aleggia, senza però intaccare il primato della lingua che sarà meno parlata ma resterà più utilizzata dell’Ue (e non solo).

Tommaso Accomanno