Big Data salveranno Pmi, non in Italia

17 Dic 2017 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Dicembre, si sa, è tempo di bilanci. Un’idea interessante sarebbe rivivere l’ultimo anno attraverso la propria cronologia di ricerca su Google. Pensate a quante cose si potrebbero scoprire di se stessi incrociando questi dati con la cronologia di Amazon, i video visti su Youtube e i post di Facebook.

Queste tracce digitali che disseminiamo in rete, opportunamente ripulite ed elaborate, costituiscono i Big Data: quelli che permettono ai colossi del commercio elettronico di propormi proprio ciò che cerco, e alla farmacia del quartiere di sapere quando in zona è arrivata l’influenza stagionale. Ammesso che la farmacia del quartiere sappia leggere i flussi di ricerca su Google Trends.

Di questa nuova forma di ‘digital divide‘ si è parlato alla due giorni “How can we govern Europe?”, organizzata da EuNews il 6 e il 7 dicembre a Roma. “Più rilasciamo e usiamo dati, più creiamo differenze tra chi è in grado di elaborarli e chi no”, ha dichiarato il vicedirettore de La Stampa Marco Zatterin in apertura del panel dedicato ai dati, sottolineando come uno dei rischi dei big data è proprio la possibilità di acuire le differenze nei mercati tra i colossi e le Pmi.

Per la capacità di prevedere la domanda e di personalizzare l’offerta al cliente, la data science potrebbe essere il motore di un rilancio tecnologico delle imprese italiane. Il rapporto annuale sui Big Data del Politecnico di Milano prevede che per il 2017 gli investimenti delle aziende superino gli 1,1 miliardi nella business intelligence e data science; nonostante ciò, “ancora 4 imprese su 10 dichiarano di non aver bisogno nemmeno dell’uso di internet per la propria attività”, sottolinea Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere.

Un problema di mentalità prima che di risorse, causato anche dalla mancanza di politiche coese per l’aggiornamento digitale sia della formazione scolastica sia di quella della PA. Un’Italia che viaggia ancora in ritardo rispetto all’Europa.

Anna Colacori