Arena Rimini: temi, contenuti, metodo

1 Set 2019 - Con-te-sto di Maria Laura Conte

Per i soggetti, i contenuti e il metodo: per questi tre aspetti vale soffermarsi sull’ ‘Arena internazionale‘, a Rimini, dentro al Meeting per l’amicizia dei popoli, rassegna culturale che da quarant’anni attrae a metà agosto popoli di esperti, politici, intellettuali, famiglie, persone di ogni età e passione.

arena internazionaleI soggetti: Commissione europea, Cooperazione Italiana e Aics, Avsi, Concord, Asvis e Università Cattolica, hanno ideato un’arena comune internazionale, dove offrire a un pubblico ampio e trasversale l’occasione per diventare più familiare, forse anche più “fiducioso”, rispetto alla cooperazione internazionale allo sviluppo, percepita troppo spesso come esclusiva degli addetti ai lavori e lontana dai tratti di vita quotidiana: “Mia mamma mi chiede ancora che mestiere faccio dopo dieci anni che lavoro nella cooperazione –  ha confessato una funzionaria – . Forse abbiamo un problema di prossimità con le persone? Oltre che di comunicazione…”

Che questi soggetti si incontrino a dei tavoli comuni, capita. Che tentino di produrre proposte comuni, scambiando esperienze e analisi, è già più raro. A Rimini si è tentato questo: il primo esperimento, certo non perfetto e con aggiustamenti lungo il percorso, ha portato i suoi primi risultati che nel tempo si misureranno con più lucidità per verificare passi in avanti.

I contenuti: si è entrati nel tema dell’arena ‘Contro le diseguaglianze’ attraverso porte diverse, come la formazione e la creazione di posti di lavoro; le migrazioni e le possibili alternative; il women empowerment, il climate change, la salute per tutti, la cultura come asset di sviluppo, lo stato dell’arte degli obiettivi di sviluppo sostenibile… Viene cioè messa a fuoco materia che sta sottesa ai dibattiti dell’attualità e resta spesso inesplorata.

Il metodo: un approccio da prospettive diverse, con l’intervento di analisti, professori e funzionari accanto a testimoni diretti dai Paesi dove i progetti si implementano e dove inciampano in ostacoli reali o riescono con successo; con la voce di beneficiari faccia a faccia con i donatori. Parole, dibattiti, ma anche immagini, foto e video e musica, per accostare lo spettro dei bisogni degli uomini e delle donne che alle varie latitudini cercano sviluppo.

Nel succedersi delle proposte e nell’ascolto dei dialoghi si sono intuite due questioni: la potenzialità che accende la partnership, parola che ormai suona usurata nei consessi globali, ma non ha esaurito il suo compito; e la curiosità di chi ascoltava, sintomo di una consapevolezza che se una donna accende un fornello a carbone in Mozambico, se un giovane in Sud Sudan va a scuola, se brucia una foresta oltre l’Oceano, se a Bruxelles stanziano 75 miliardi per lo sviluppo, tutte queste cose ci investono. C’entrano con noi, ci sono familiari.