Dei diritti e delle pene

21 Nov 2019 - Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

La sezione spagnola di Amnesty International ha reso pubblico un documento di analisi della sentenza alla leadership indipendentista del 14 ottobre, criticando le motivazioni che sono alla base del dispositivo finale, considerato eccessivo e sproporzionato almeno nel caso dei ‘Jordis’, e allertando sull’impatto che può avere sull’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali.

Si tratta della posizione dell’entità più autorevole e rappresentativa del mondo che vigila sul rispetto dei diritti umani. Ciò nonostante è stata ignorata da gran parte dei media internazionali e relegata nelle pagine interne dai principali quotidiani spagnoli.

Né è stata recepita, fino a questo momento almeno, dall’associazionismo democratico presente in Europa, nonostante Amnesty chieda la liberazione immediata di Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, poiché, in quanto cittadini e presidenti delle organizzazioni indipendentiste della società civile, avevano “diritto a esprimere le loro opinioni contrarie alla decisione del Tribunal Constitucional che proibiva la celebrazione del referendum e a organizzare riunioni pacifiche di appoggio al referendum e all’indipendenza della Catalogna”.

Il punto di partenza nella critica di Amnesty International è l’assunzione del reato di sedizione, per la definizione generica che questo ha nel Codice Penale spagnolo e l’interpretazione che ne ha fatto il Tribunal Supremo “che vulnera il principio di legalità e permette d’imporre restrizioni sproporzionate a condotte che possono essere coperte dai diritti di libertà di espressione e di riunione pacifica”.

Il principio di legalità pretende che “tutta la condotta penale sia chiaramente definita in modo da risultare accessibile e prevedibile”. La sua violazione apre “la porta alla criminalizzazione di un ampio ventaglio di tattiche pacifiche, inclusa l’espressione del dissenso politico o sociale”. L’interpretazione che ne ha dato il Tribunal Supremo, secondo Amnesty, permettendo l’assimilazione di azioni dirette non-violente a un delitto come la sedizione, può produrre un effetto dissuasivo, ossia il fatto “che gli individui rinuncino a partecipare a manifestazioni e proteste pacifiche davanti al timore di esporsi ad alte pene di privazione della libertà”.

Anche gli osservatori che hanno seguito il processo hanno riscontrato il vulnus inflitto a una serie di diritti fondamentali e ad altri il cui mancato rispetto ne avrebbe compromesso il corretto svolgimento con tutte le garanzie. Il conflitto catalano non sarebbe mai dovuto finire in tribunale. L’averne fatto una questione giudiziaria, che si conclude mettendo a rischio l’esercizio della libertà di espressione e di dissenso in un Paese europeo, ora però riguarda tutti, in Spagna e in Europa.