– 89: Biden non sarà a Milwaukee per l’accettazione della nomination

6 Ago 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Joe Biden non andrà alla convention di Milwaukee, in Wisconsin, per pronunciare il discorso d’accettazione della nomination democratica alle presidenziali: la campagna elettorale del rivale di Donald Trump giustifica la decisione con le preoccupazioni per il boom dei contagi da coronavirus, che anche ieri sono stati nell’Unione oltre 53 mila.

La convention democratica di Milwaukee si svolgerà dal 17 al 20 agosto e sarà integralmente virtuale, più o meno come quella repubblicana, la settimana dopo a Charlotte, North Carolina. Nessun delegato democratico si recherà a Milwaukee: Biden pronuncerà il discorso d’accettazione della sua casa nel Delaware e saranno pure virtuali gli interventi della sua vice, che deve ancora essere annunciata, della potenziale first lady Jill Biden, di Barack e Michelle Obama e degli altri speaker democratici.

Trump, dal canto suo, è ancora alla ricerca di una location per il discorso d’accettazione. Ora, sta valutando l’ipotesi di parlare dalla Casa Bianca. “Dal punto di vista della sicurezza sarebbe la cosa più semplice”, ha detto in un’intervista telefonica a Fox News. Crea però perplessità l’uso politico della Casa Bianca da parte del magnate.

Secondo Allan Lichtman, un mago delle previsioni presidenziali, Biden ha in tasca le 13 chiavi che aprono la Casa Bianca, o almeno una maggioranza di esse: Lichtman, che dal 1984 ha azzeccato tutti i vincitori delle presidenziali statunitensi, anche l’inatteso successo di Trump su Hillary Clinton nel 2016, basa le sue previsioni, oltre che sui sondaggi, su un sistema di ‘chiavi’ – 13, appunto – che misurano in particolare il sentimento degli elettori verso l’Amministrazione in carica.

Biden ha intanto messo a punto la campagna d’autunno contro Trump: dal 1° settembre, infatti, lancerà una offensiva mediatica da 280 milioni di dollari, spot in tv e sui social media concentrati sugli Stati in bilico.

Facebook ha ieri rimosso un post di Trump e Twitter ha bloccato l’account della sua campagna che lo aveva rilanciato: nel post si afferma che i bambini sono quasi immuni dal coronavirus. “Si tratta di contenuti con affermazioni false e dannose che violano le nostre regole sulla disinformazione” è stata la spiegazione sostanzialmente identica dei due social. Il che non ha impedito al magnate presidente di affermare in un briefing che “il virus sta andando via”, elencando quelli che considera i successi della sua Amministrazione nel contrasto all’epidemia e di insistere per la riapertura delle scuole, che “i democratici vogliono chiuse per motivi politici”.

Trump resta aggressivo su più fronti: contro il voto per posta – la sua campagna fa causa al Nevada che lo promuove -; contro Obama per il discorso ai funerali dell’eroe dei diritti civili John Lewis – “Un discorso terribile, pieno di rabbia … Un discorso ridicolo, Obama ha perso il controllo” -; e contro la Cina – una delegazione ministeriale Usa si recherà a Taiwan: non accadeva dal 1979, cioè da quando Washington allacciò relazioni diplomatiche con Pechino e ruppe quelle con Taipei -.

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