– 38: Trump mette di nuovo in dubbio un pacifico passaggio dei poteri

25 Set 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Donald Trump insiste: per la seconda volta in due giorni, rifiuta di impegnarsi ad accettare l’esito delle elezioni, se dovesse perdere, e un passaggio dei poteri pacifico. Vuole essere certo che il voto sia “onesto”, ma non è sicuro che possa esserlo, con tutti quelle schede per posta che rappresentano “un grande imbroglio”. Il presidente candidato continua, dunque, a seminare dubbi sulla regolarità delle elezioni, creandosi un alibi per contestarne il risultato e non effettuare il passaggio dei poteri.

La sua portavoce Kayleigh McEnany gira in positivo le affermazioni contestate: “Il presidente accetterà il risultato di elezioni imparziali e libere”.

Ma l’atteggiamento del magnate allarma i suoi più fidi alleati. “Ci sarà una transizione ordinata”, assicura il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, turbato dalle parole di Trump che creano incertezze sul passaggio dei poteri pacifico. “Il vincitore delle elezioni di novembre si insedierà il 20 gennaio, come è avvenuto ogni quattro anni dal 1792” – il che non è proprio vero, perché fino all’Ottocento il presidente s’insediava a marzo, ndr.

Il Senato a maggioranza repubblicana approva all’unanimità una risoluzione che riafferma “l’impegno per un passaggio ordinato e pacifico dei poteri come previsto dalla Costituzione”.

Nel documento non vincolante, proposto dal senatore democratico Joe Manchin, il Senato afferma, inoltre, che “non ci devono essere ostruzioni da parte del presidente o di qualsiasi persona al potere per rovesciare la volontà del popolo degli Stati Uniti”.

Manchin ha così spiegato la sua iniziativa: “Sentire parlare il leader del Mondo libero come se fossimo un regime autocratico o autoritario e non in una democrazia sia qualcosa che allarma me e un sacco di altri colleghi di entrambi i partiti”.

Il clima di scontro e di tensione che si respira nelle campagna elettorale ha indotto il governatore dell’Ohio Mike Dewine, repubblicano ma spesso in conflitto con Trump, a mobilitare 300 uomini della Guardia nazionale, in vista del primo dibattito televisivo, martedì 29, a Cleveland, tra Trump e il suo rivale Joe Biden. Il contingente assisterà la polizia nel garantire la sicurezza dei partecipanti al dibattito.

Ieri, il presidente è stato contestato da una parte della folla riunita davanti alla Corte Suprema dove è stata allestita la camera ardente per la giudice Ruth Bader Ginsburg. Trump, con mascherina nera, è arrivato per rendere omaggio al giudice insieme alla first lady Melania e s’è intrattenuto davanti alla bara in silenzio per alcuni minuti. I manifestanti intanto gridavano: “Cacciatelo via col voto!”; e “Rispetta le sue volontà”, riferendosi al desiderio della Ginsburg di essere sostituita dopo le elezioni e dopo l’insediamento del vincitore e del nuovo Congresso. L’auspicio della giudice va però contro la volontà del presidente di fare in fretta a designare il successore: intende annunciare domani la sua scelta, che dovrà poi essere avallata dal Senato.

I democratici intanto lavorano a un disegno di legge per limitare a 18 anni il mandato, attualmente a vita, dei giudici della Corte Suprema, attualmente a vita. L’obiettivo dell’iniziativa, senza precedenti, è quello di ridurre i conflitti di parte in caso di posti vacanti.

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