– 3: Trump cavalca la teoria del complotto e s’arrocca alla Casa Bianca

31 Ott 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Nel giorno in cui i casi di coronavirus negli Usa superano i nove milioni e mentre i decessi sono ormai quasi 230.000, Donald Trump, in un comizio elettorale, cavalca una teoria del complotto secondo cui medici avidi gonfiano per lucro le vittime dell’epidemia: “I nostri medici fanno più soldi se qualcuno muore di Covid: voi lo sapete, sono persone intelligenti… “, ammicca ai suoi fan il magnate presidente.

Il cui ritardo dal suo rivale Joe Biden resta sostanzialmente stabile, al termine di una settimana che ha visto Wall Street subire le perdite maggiori dal marzo scorso, nonostante l’impennata del Pil registrata nel terzo trimestre, per l’effetto combinato della virulenza dell’epidemia nell’Unione e delle misure restrittive nell’Unione europea.

L’incertezza sui tempi e i modi dello spoglio dei voti postali, diversi da Stato a Stato, agita l’attesa, ormai spasmodica, dell’Election Day, il 3 novembre, e crea i presupposti per tensioni e contestazioni dei risultati elettorali. I sindacati americani progettano di rispondere con uno sciopero generale all’eventuale rifiuto di Trump d’accettare una sconfitta netta.

Il divario nei sondaggi tra Trump e Biden, nella media fattane dal sito RealClearPolitics, oscilla senza grandi variazioni: risale a livello nazionale al 7,9% (dal 7,5%) e si riduce negli Stati in bilico al 3,1% (dal 3,6%). Entrambi i candidati stanno spendendo molte energie in Florida, Pennsylvania, Michigan e North Carolina, Stati percepiti come determinanti.

Il magnate ostenta sicurezza: “Rivinco io”, insiste, incoraggiato da un sondaggio di Fox News che, a livello nazionale, lo vede in risalita da meno 10 a meno 8 punti, 52% Biden – 44% lui. Trump dà, però, segnali di nervosismo, o rispolvera la scaramanzia, cancellando la festa della rielezione prevista nella notte tra il 3 e il 4.

Ma anche nella campagna di Biden c’è preoccupazione, perché l’affluenza alle urne di neri e ispanici in alcuni Stati chiave, specie Arizona, Florida e Pennsylvania, è finora scarsa.

Gli americani che a tutto ieri hanno avevano già votato sono oltre 84 milioni, 30 milioni di persona e 54 milioni per posta, oltre il 60% di quanti votarono nel 2016: si prospetta un’affluenza record. Ma decine di milioni di schede per posta non sono state ancora recapitate, nota lo Us Electoral Project dell’Università della Florida. In alcuni Stati, i voti saranno contati solo se arrivano entro la chiusura dei seggi; in altri, basta che siano imbucati entro la chiusura dei seggi: potranno arrivare tre e anche otto giorni più tardi.

Trump, ostile al voto per posta, che considera fonte di brogli, twitta: “Le elezioni dovrebbero finire il 3 novembre”. Il presidente continua a lasciare planare sulle elezioni la minaccia di strascichi, ricorsi, riconte. Il che mette in allarme, oltre che i democratici, governatori e sindaci, che predispongono mobilitazioni a tutela dell’ordine pubblico.

Biden ha ieri battuto nel Midwest Stati chiave come Iowa, Minnesota e Wisconsin e sarà oggi nel Michigan, a Flint e a Detroit, fianco a fianco per la prima volta in questa campagna con Barack Obama – con loro, a Detroit ci sarà pure Stevie Wonder -. La vigilia del voto, lunedì, Biden chiuderà la campagna con la sua candidata vice Kamala Harris in Pennsylvania.

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