– 278: Biden tenta Michelle Obama come vice

30 Gen 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

I potenziali vice di Joe Biden non finiscono mai: dopo avere detto che valuterebbe se fare ticket con Kamala Harris, ma anche con Julian Castro e Beto O’Rourke (tutti aspiranti candidati alla nomination democratica nel frattempo ritiratisi), eccolo che dice “Certo che mi piacerebbe avere Michelle Obama come vice-presidente”.

Biden rispondeva a un elettore di Muscatine, nello Iowa. L’ex vice di Barack Obama aveva già evocato, tra il serio e il faceto, l’idea di un ticket con Michelle. Partecipando a The Late Show, rispose alla domanda se avesse mai chiesto “consigli a Michelle”: “Solo di essere la mia vice”, salvo poi aggiungere “Sto scherzando, Michelle, sto scherzando”.

La popolarissima ex first lady ha sempre negato finora di volere entrare in politica. E’ probabile che Biden scelga come vice un esponente di una minoranza e magari una donna. Fra i nomi che si fanno, c’è pure quello di Stacey Abrams, una nera che, nel novembre 2018, perse di poco le elezioni a governatore della Georgia.

Rispondendo allo stesso elettore, Biden ha pure detto che valuterebbe l’idea di nominare Obama giudice della Corte Suprema: “Sarebbe un grande giudice, ma non penso che lui vorrebbe”.

Nel processo in Senato per l’impeachment di Donald Trump, che prosegue pure oggi con domande (scritte) di senatori ad accusa e difesa, la giornata di mercoledì è stata segnata da un’affermazione dell’avvocato star Alan Dershowitz, uno dei difensori del presidente: secondo lui, qualsiasi azione intrapresa da un presidente per la sua rielezione è, per definizione, nell’interesse pubblico. Il che vorrebbe dire che, se anche tutte le accuse fossero vere, Trump non avrebbe comunque fatto nulla che meriti l’impeachment.

Ma il punto focale è ora se l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton sarà o meno chiamato a testimoniare. La Casa Bianca, secondo la Cnn, lo ha diffidato dal pubblicare il libro dove conferma e dettaglia il ‘quid pro quo’ all’origine dell’impeachment: ‘The Room where it Happened: a White House Memoir’ dovrebbe uscire a marzo.

Con una raffica di tweet, Trump attacca Bolton e ne mina la credibilità: lo accusa di avere fatto “molti errori di giudizio”, tra cui l’avere proposto in tv il “modello libico” per la Corea del Nord; e dice che “è stato licenziato perché francamente, se lo avessi ascoltato, saremmo ora nella sesta (?) guerra mondiale”. Il libro è “malevolo e falso”, con informazioni riservate sulla sicurezza nazionale. Il presidente invita i repubblicani a non farsi “prendere in giro” dai democratici, per i quali i testi “non saranno mai abbastanza”. Di Bolton, finito sotto attacco sui social, Rudy Giuliani ha detto: “E’ un backstabber”, uno che pugnala alle spalle.

L’esito del voto sui nuovi testi è incerto: se vi sono alcuni repubblicani inclini a votare a favore – ne servono almeno quattro -, vi sono pure alcuni democratici di Stati conservatori indecisi: i media citano Joe Manchin (West Virginia), Doug Jones (Alabama) e Kyrsten Sinema (Arizona).